Diverse versioni

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Diverse versioni di latino: Un episodio della guerra tarentina; Milziade governa con equità e giustizia; Liberalità di Cimone; La disfatta di Canne; Enea fugge da Troia; Scipione in Africa; Marcia di avvicinamento a Isso; Le Guerre Puniche; Dopo una grave (0 pagine formato doc)

LAVORO ESTIVO DI LATINO LAVORO ESTIVO DI LATINO Versioni per gli alunni con debito formativo N° 123 pag.
80 Un episodio della guerra tarentina Pirro, re degli epiroti, il quale si vantava di essere nato da Achille, venne in aiuto ai tarentini ai quali era stata dichiarata guerra dal senato poiché avevano offeso gli ambasciatori romani. Contro Pirro venne mandato il console Pubblio Valerio Sevino il quale, dopo aver catturato gli esploratori del re, ordinò che questi fossero condotti in giro per l'accampamento e fossero rilasciati incolumi, affinché riferissero a Pirro ciò che avevano visto. Dopo che gli epiroti e i romani avevano attaccato battaglia presso Eraclea e poiché gli epiroti si ritiravano ormai sconfitti, il re ordinò che fossero mandati gli elefanti contro i romani; questo mutò la sorte della battaglia.
Infatti la mole delle bestie turbò i romani e i cavalli furono spaventati dalla vista e dall'odore degli elefanti a tal punto che fecero cadere i cavalieri o li trascinarono con sé nella fuga. La notte pose fine alla battaglia. Si dice che Pirro avesse massima stima dei romani catturati, che abbia seppellito i corpi ei morti e che quando vedesse i loro truci volti abbia esclamato: —Io, se avessi tali soldati, sottometterei il mondo—. N° 136 pag. 88 Milziade governa con equità e giustizia I coloni, che gli ateniesi avevano deciso di mandare nel Chersoneso, vennero mandati a Delfi per chiedere ad Apollo di quale comandante avvalersi: (e) infatti allora i traci occupavano quelle regioni. Consultandola questi espressamente Pizia consigliò che scegliessero per sé Milziade come comandante. Essendo questo il responso dell'oracolo Milziade, con un contingente scelto, partì con le navi per il Chersoneso e là giunse in breve tempo. Qui, dopo aver disperso le truppe dei barbari, conquistò tutta la regione, munì di fortificazioni i luoghi adatti, collocò nei campi la moltitudine che aveva condotto con sé e li arricchì con frequenti incursioni. E in quella circostanza fu aiutato dalla saggezza non meno che (quanto) dalla fortuna. Infatti dopo aver sconfitto gli eserciti dei nemici con il valore dei soldati, con grande equità stabilì le cose e decise di rimanere in quel medesimo luogo. Manteneva infatti tra quelli la carica di re (regia); e non l'aveva ottenuta con l'autorità più che con la giustizia. E ciò nonostante prestava obbedienza agli ateniesi dai quali era partito. Per questo manteneva il comando per sempre non meno per la volontà di quelli che lo avevano mandato quanto per quelli con cui era partito. N° 144 pag. 92 Liberalità di Cimone Cimone l'ateniese, figlio di Milziade, aveva proprietà e giardini in moltissimi luoghi ma fu di così grande generosità che non pose mai dei guardiani in essi per sorvegliare i prodotti. Faceva questo affinché nessuno fosse ostacolato nel raccogliere i frutti che voleva. Lo seguivano sempre i servi con i soldi affinché potesse aiutare subito i poveri. Spesso, vedendo qualcuno non bene vestito, gli