L'età di Traiano

Appunto inviato da guazzina
/5

Quadro storico e culturale del'età traianea. (7 pag - formato word) (0 pagine formato doc)

L'ETA' DI TRAIANO (quadro culturale) L'ETA' DI TRAIANO (quadro culturale) La vita politica e la cultura Dopo la tirannide di Domiziano e l'effimero regno di Nerva, Traiano si rese subito conto che urgeva un'opera di pacificazione attraverso un recupero del consenso dei nobili.
Così egli propose come immagine di sé quella del principe buono e illuminato che governa in sintonia con la nobilitas, secondo quella linea politica già collaudata nel principato augusteo. Si instaurò pertanto un clima di tolleranza che si ripercosse sulla cultura e, in particolare, sulla letteratura, che fu più libera rispetto al potere imperiale. Tuttavia non si trattò di una piena e autentica libertà, perché essa fu sempre controllata dal Principe, ma piuttosto di una libertà vigilata, che non mise mai in forse il potere e il carisma dell'imperatore; comunque questa diede agli intellettuali l'illusione di aver conseguito la libertà d'espressione tanto cercata e invocata nei secoli precedenti.
In questo modo Traiano ottenne il consenso di molti anche in campo culturale e ciò è dimostrato da prese di posizione totalmente favorevoli a lui (ad esempio Plinio il Giovane lo elogia nel Panegirico a Traiano); da queste testimonianze emerge il ruolo del princeps che non è inteso come dominio assoluto e felice sui sudditi, ma come sacrificio e onus, un peso che il Principe assume abbandonando la tranquilla condizione di cittadino privato per farsi carico di tutti i problemi della collettività. Anche lo storico Tacito, appartenente all'aristocrazia senatoria, lo elogia nella Vita di Agricola dove, dopo aver tracciato un quadro negativo della tirannide di Domiziano, guarda soddisfatto al proprio tempo e al principato tollerante instaurato da Nerva e Traiano. Tuttavia nell'opera di Tacito è presente una venatura di pessimismo espressa attraverso frasi lapidarie come: "natura infirmitatis humanae tardiora sunt remedia quam mala" (per naturale debolezza umana i rimedi sono più lenti dei mali; Agricola, 3). Complessivamente la cultura dell'età di Traiano evidenzia dei sintomi di risveglio che hanno il loro presupposto nella libertà di espressione garantita dal Principe agli intellettuali. Quest'ultimi sembrano risvegliarsi dopo anni di dura sottomissione e obbedienza al potere, proclamando una vera e propria damnatio memoriae verso Domiziano e mostrando una certa euforia; a questo proposito Tacito nelle Historiae (I,1) afferma: "rara temporum felicitate ubi sentire quae velis et quae sentias dicere licet" (per la rara felicità dei tempi in cui è consentito pensare ciò che si vuole ed esprimere ciò che si pensa). Tuttavia tanto entusiasmo era un po' fuori luogo in quanto gli intellettuali da tempo ormai non erano più abituati ad esprimersi senza timori e quindi non furono capaci di sfruttare pienamente la libertà che il Principe elargì loro paternalisticamente. Di questo si accorse Tacito che, sul finire della sua attività storiografica, cominciò ad avvertire tracce autocratiche anche n