Inno a Venere: analisi

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Analisi grammaticale, analisi del periodo e analisi metrica del proemio del "De rerum natura" di Lucrezio: Inno a Venere (4 pagine formato doc)

INNO A VENERE: ANALISI

Inizio del De rerum natura.

Il contrasto del proemio con il messaggio epicureo. Lucrezio, nel scrivere il “de rerum natura”, si era posto l’obbiettivo di liberare gli uomini dagli affanni e dai problemi esistenziali attraverso la promozione della filosofia epicurea: essa trasmetteva un messaggio liberatorio che esortava gli uomini ad eliminare le paure irrazionali, la superstizione, che Lucrezio identifica con la religio, e le passioni che provocano dolore e desiderio, impedendo quindi agli uomini il raggiungimento dell’atarassia, dell’imperturbabilità. La felicità, il piacere, infatti era secondo epicureo lo scopo della vita umana e la identificava con l’assenza di dolore fisico e spirituale.
Inoltre la filosofia proposta da Epicureo negava l’interazione degli dei con la vita umana in quanto sono confinati nell’intermundio e dava un ruolo di grande importanza alla razionalità, alla ragione.

Inno a Venere: traduzione 1-43

INNO A VENERE: ANALISI METRICA

Quindi l’ “inno a venere”che fa da proemio all’opera, e il finale del libro che descrive la catastrofica peste che colpì Atene nel 430 a.C. possono apparire contrastanti con il contenuto del “de rerum natura”. Infatti potrebbe essere disorientante l’invocazione di una divinità, quando Epicuro insegnava di non curarsi degli dei, e la descrizione della peste che è un chiaro esempio di reazioni irrazionali e della paura della morte che sempre Epicuro giudicava insensata. Ad una più attenta analisi, però, si può capire come Lucrezio abbia consapevolmente inserito ad arte questi due episodi nel poema.

Inno a Venere: analisi del testo

INNO A VENERE: ANALISI GRAMMATICALE

L’ “INNO A VENERE”. Il poema si apre con un inno a Venere, la divinità simbolo della sensualità, del piacere e della bellezza. Così Lucrezio si pone in contrasto con la dottrina epicurea, che negava l’intervento da parte delle divinità sulle questioni umane, e con il resto del poema, che ha come obiettivo l’abbattimento delle superstizioni originate dalla religio.
In parte questa scelta è da attribuirsi ad una scelta stilistica che vuole l’invocatio all’inizio dei poemi epici, e infatti si possono distinguere le due parti che tradizionalmente compongono l’invocatio:
-il contenuto aretalogico, ossia la narrazione delle imprese e del potere. In questo caso Venere è identificata con il potere di dare fecondità a uomini, animali e terra attraverso il piacere cinetico che dà movimento a tutto l’universo
-il contenuto cletico, ossia la richiesta di aiuto rivolta alla divinità stessa.

Inno a Venere: analisi metrica e traduzione

INNO A VENERE: ANALISI DEL PERIODO

Ma la motivazione principale è che Venere assume un ruolo quasi allegorico: Venere rappresenta l’istinto amoroso, la voluptas, corrispettivo dell’hedonè greca, che spinge gli esseri viventi alla procreazione (v1 hominum divomque voluptas, v13 perculsae tua vi). Alla divinità vengono attribuiti poteri vivificanti (il risveglio della natura, la sensualità naturale e gioiosa, l’amore). La divinità diventa quindi la personificazione ideale che Lucrezio utilizza per mettere in termini poetici il principio generatore che stava alla base della dottrina epicurea (v2 alma venus(alere=nutrire)v20 ut cupide generatim saecla propagent). Le numerose espressioni che si riferiscono a Venere come l’essenza dell’amore nel vero e proprio senso di atto sessuale mettono in rilievo proprio il significato allegorico della dea come simbolo del piacere cinetico. Infatti tutto l’inno è concentrato attorno a questo principio che mette in moto tutto: dalle stelle(v2 caeli subter labentia signa) alla rigenerazione della natura(v7 tibi suavis tellus summittit flores).