Lucrezio, De Rerum Natura, capitolo 5

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Tematiche capitolo 5 de "De Rerum Natura", di Lucrezio. Fattori negativi e fattori positivi (3 pagine formato doc)

COMPITO SU LUCREZIO COMPITO SU LUCREZIO 1) Nato per generazione spontanea della terra, l'uomo primitivo era assai simile alle belve con cui si trovava a convivere; più robusto nella corporatura che oggi, avvezzo a sopportare caldo e freddo, si cibava a sufficienza con i prodotti che la terra gli offriva.
La vita si svolgeva senza norme o leggi; l'istinto sessuale spingeva naturalmente ai connubi; la caccia dava per lo più buoni risultati; le tenebre notturne non davano preoccupazione; non si moriva a migliaia nelle guerre, ma di fame o se, per ignoranza, si assumeva del veleno. Il genere umano cominciò col tempo a perdere la sua rozzezza, con la costruzione di capanne, con i legami del matrimonio, con l'uso utilitaristico del fuoco e soprattutto con l'invenzione del linguaggio, nato spontaneamente negli uomini, dotati dalla natura di voce e sollecitati dall'esigenza di esprimere i nomi delle cose.
L'intesa fra gli uomini non si poté raggiungere dovunque e in tutti i casi, ma una buona, una gran parte degli uomini osservava pienamente i patti conclusi. O per i fulmini o quando i rami degli alberi sfregandosi davano vita a delle scintille, il fuoco fu scoperto dagli uomini che lo utilizzarono subito per i propri scopi: per cuocere e ammorbidire gli alimenti, per esempio. Grazie ai benefici del fuoco e guidati dai più saggi, la vita si modificava sempre più. Fu inventata la sovranità, nella persona del re e la proprietà: i re cominciarono a fondere città, poi spartirono ai loro uomini le greggi e le terre secondo la bellezza, la forza e le qualità di ognuno di loro. Più tardi fu inventata la ricchezza, che fece nascere negli uomini l'avidità e l'invidia, e questo fu malevole. Dopo che i re vennero uccisi, ogni uomo cercò di distinguersi dagli altri per conquistare il potere e il rango supremo. Col tempo il genere umano, stanco di vivere nella violenza, si sottomise da solo a tanto più volentieri alle leggi e alla giustizia. In quell'epoca, i mortali, vedevano nella loro immaginazione figure di dei d'una bellezza senza uguale, che, nei sogni, gli apparivano di grandezza ancora più straordinaria. A quelle figure, gli uomini attribuirono i fenomeni naturali che non si riuscivano a spiegare, il sistema celeste e il ritorno periodico delle stagioni. Col tempo, però, la mente di questi uomini si turbò lasciando degli interrogativi sull'esistenza reale di tali dei, e sul timore di questi stessi. Furono scoperti i primi metalli: l'oro, l'argento, il bronzo e il piombo. Quando gli uomini vedevano tali metalli, abbagliati dalla loro bellezza brillante e levigata, li portavano via e cominciavano a lavorarli. Dal momento che vedevano che il bronzo era il metallo che si amalgamava meglio, fecero uso di questo, mettendo da parte gli altri metalli (soprattutto l'oro, ora tanto prezioso). Il ferro, più resistente del bronzo, sostituì quest'ultimo nella costruzione delle armi. Contemporaneamente s'imparò a montare sul dorso dei cavalli e guidarli col morso; poi si