Tito Livio, Menenio Agrippa: versione latino

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Testo e verisone dal latino di Tito Livio "Menenio Agrippa" (2 pagine formato rtf)

MENENIO AGRIPPA: VERSIONE LATINO

Menenio Agrippa.

Placuit igitur oratorem ad plebem mitti Menenium Agrippam, facundum virum et, quod inde oriundus erat, plebi carum. Is, intromissus in castra, prisco illo dicendi et horrido modo nihil aliud quam hoc narrasse fertur. Tempore quo in homine non, ut nunc, omnia in unum consentiant, sed. singulis membris suum cuique consilium, suus sermo fuerit, indignatas reli¬quas partes sua cura, suo labore ac ministerio ventri omnia quaeri, ventrem in medio quietum nihil aliud quam datis voluptatibus frui; conspirasse inde ne manus ad os cibum ferrent, nec os acciperet datum, nec dentes quae acciperent conficerent. Hac ira, dum ventrem fame domare vellent, ipsa una membra totum¬que corpus ad extremam tabem venisse.
Inde appa¬ruisse ventris quoque haud segne ministerium esse, nec magis ali quam alere eum, reddentem in omnes corporis partes hunc, quo vivimus vigemusque, divi¬sum pariter in venas, maturum confecto cibo san¬guinem. Comparando hinc, quam intestina corporis seditio similis esset irae plebis in patres, flexisse mentes hominum. Tito Livio.

Tito Livio: riassunto

L'APOLOGO DI MENENIO AGRIPPA: VERSIONE LATINO

Menenio Agrippa, Tito Livio. Sembrò opportuno mandare dalla plebe Agrippa, uomo eloquente e alla plebe caro, traeva da lei la sua origine. Si racconta che, entrato nell’accampamento, con quella orrida e primitiva fiera di parlare, narrò solo questo. Un tempo m nell’uomo le membra non erano, come ora, tutte d’accordo, ma ognuna aveva una sua volontà ed un modo di ragionare, (si racconta) che le altre si lamentassero, indignate che ogni loro cura. e funzione, servisse al ventre e che questo se ne tranquillo nel mezzo, non facendo altro che piaceri che gli venivano dati; si accordarono che le mani non portassero il cibo alla bocca, che bocca non accettasse il cibo che le venisse dato e i denti non masticassero quello che ricevessero.. questo odio, volendo domare con la fame il ventre e singole membra e tutto il corpo giunsero all’ rovina. Da ciò si evidenziò che la funzione del non era quella di starsene neghittoso, che egli non più di quanto fosse nutrito e che restituiva a te le parti del corpo questo sangue per mezzo del le viviamo e abbiamo forza, diviso in egual nelle vene e formatosi con l’assimilazione del Si racconta che con questo paragone (facendo re) quanto la ribellione interna del corpo fosse le all’ira della plebe contro i senatori, piegò l’animo.