La nomina di L. Quinzio Cincinnato a dittatore

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Traduzione dal latino di Livio 3, 26. 4-12( Documento Word, 1 pag.) (0 pagine formato doc)

La nomina di L La nomina di L.
Quinzio Cincinnato a dittatore Testo italiano Livio 3, 26. 4-12 Cinque cavalieri, mandati fuori attraverso le guarnigioni dei nemici, vennero ad annunciare a Roma che il console e l'esercito erano assediati. Nulla sarebbe potuto capitare di più impensato e di più inatteso. Perciò fu di grande lo sgomento, sì grande la trepidazione quanta sarebbe stata se i nemici assediassero non l'accampamento, ma la città. Essi richiamarono il console Nauzio. E poiché sembrava ch'egli costituisse troppo piccola difesa e parve opportuno si nominasse un dittatore che risollevasse la critica situazione, viene eletto a unanimità Lucio Quinzio Cincinnato. Vale la pena mi ascoltino quanti disprezzano tutte le cose umane a paragone delle ricchezze e pensano non possa esservi luogo né per un grande onore né per la virtù se non dove abbondanti scorrono le ricchezze.
Lucio Quinzio, speranza unica della potenza del popolo romano, al di là del Tevere, proprio di fronte al luogo dove ora sorgono i cantieri navali, coltivava un campo di quattro iugeri, quelli che ora si chiamano Prati di Quinzio. Ivi o mentre scavava una fossa facendo forza sulla vanga o mentre arava, ma comunque - cosa sicura - mentre era intento a un lavoro agricolo, gli ambasciatori gli diedero e ricevettero a lor volta il saluto; e pregato, con l'augurio che la cosa riuscisse favorevole a lui e alla patria, di ascoltare in toga gli ordini del senato, meravigliato chiede: “va tutto bene?”; e alla moglie Racilia ordina di portagli subito dalla sua casetta la Toga. E dopochè, toltasi la polvere e deterso il sudore, l'ebbe indossate, egli si fa innanzi, lo invitano a venire in città e gli dicono qual terrore regni nell'esercito. Venne allestita per Quinzio una nave a spese dello stato; e quant'ebbe passato il Tevere, accorse e gli vennero incontro i suoi tre figli, quindi altri parenti e amici, infine la maggior parte dei senatori. Circondato da tutta quella folla e preceduto dai lettori, venne accompagnato a casa. E grande fu il concorso anche della plebe; ma questa non fu altrettanto lieta di vedere Quinzio, ritenendo che il potere conferitogli fosse eccessivo e che egli sarebbe stato troppo aspro nell'esercitare il potere stesso. E durante quella notte per la città non si fece altro che vegliare.