Orazio: L'incontentabilità umana

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Satira I di Orazio, "L'incontentabilità umana", 1, tradotta letteralmente vv.1-72. ( 2 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Orazio Orazio L'incontentabilità umana (Satire I, 1, vv.
1-72) In che modo, o Mecenate, accade che nessuno vive contento di quella sorte che sia la ragione (gli) ha dato, sia il caso (gli) ha messo dinnanzi, (e) loda quelli che seguono una strada diversa? “O fortunati mercanti” dice il soldato carico d'anni, spossato ormai nelle membra dal molto lavoro; al contrario il mercante, quando i venti sconvolgono la nave: “la milizia è preferibile. Che cosa infatti? Si va all'assalto: nel giro di un'ora sopravviene una rapida morte od una lieta vittoria”. Il perito del diritto e delle leggi loda il contadino, quando al canto del gallo il cliente bussa alla porta; colui che, dati i mallevadori, è stato trascinato dalla campagna in città, chiama felici solo quelli che abitano la città.
Le altre cose di questo genere - sono così tante - che riuscirebbero ad esaurire anche il logorroico Fabio. Per non farti perdere tempo, ascolta dove conduco la cosa. Se qualche dio dicesse: “ecco, io farò già ciò che volete: tu che ora sei soldato, sarai mercante; tu, ora giureconsulto, contadino: mutate le parti andate voi di qui e voi di qua. Orsù, perché state fermi?”, non vorrebbero. Eppure sarebbe lecito essere felici. Che causa c'è per cui Giove, irato giustamente, non gonfi entrambe le guance e dica che in seguito egli non sarà tanto arrendevole, da prestare orecchio alle preghiere? Inoltre - affinché io non vada avanti ridendo così, come colui il quale dice sciocchezze, sebbene che cosa vieta che uno che ride dica il vero? Come i buoni maestri danno le leccornie ai fanciulli, perché imparino i primi rudimenti; ma tuttavia chiedono cose serie rimosso lo scherzo: quello, il quale rovescia la terra pesante col duro aratro, questo perfido oste, i soldati ed i marinai, che audaci corrono per ogni mare, dicono di sopportare il lavoro con questa intenzione, affinché da vecchi possano riposare in ozi sicuri, una volta che siano state accumulate per loro le cibarie, come la piccola formica di grande lavoro - infatti è d'esempio - trascina con la bocca tutto ciò che può e l'aggiunge al mucchio che ha costruito, non ignara ed incauta del futuro. La quale [la formica, i.e.], non appena l'Acquario rattrista l'anno che ritorna, non esce mai e si serve di quelle cose cercate prima paziente, quando né la fervida estate potrebbe smuovere te dal guadagno, né l'inverno, il fuoco, il mare, la spada ostacolarti, purché non ci sia uno più ricco di te. Che cosa giova a te timido sotterrare un immenso peso di argento ed oro nella terra scavata furtivamente? “Poiché se sottrai, si ridurrebbe ad un vile asse.” Ma se ciò non accade, che cosa ha di bello un mucchio costruito? Ammesso che il tuo campo abbia macinato centomila moggi di frumento: non per questo la tua pancia riceverà più della mia, come se tu per caso trasportassi tra gli schiavi, carica la spalla, una borsina di pane, niente di più prendi di chi non ha portato nulla. Dimmi, che co