Orazio: ode XXIII e XXXVIII libro I

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Analisi, testo e traduzione delle odi 23 e 38 del libro I di Orazio (1 pagine formato doc)

Orazio – libro I, Ode XXIII
È dedicata a una giovane donna, Cloe, ‘erba’, ossia qualcosa che spunta e dura poco, simbolo dell’adolescenza.
Sono varie le donne di Orazio: ricorrono Leuconoe, Pirra, Glicera, ma Cloe viene paragonata a una cerbiatta per questo rimane nella memoria. Le cerbiatte sono caratterizzate da un’attesa di vita continua e hanno movenze eleganti. È una poesia dotta, ripresa da un poeta greco, Anacreonte, che già aveva presentato la similitudine con una cerbiatta.


Mentre nel suo frammento gli aggettivi sono esornativi, con Orazio servono a rendere animata questa fanciulla, a renderla in movimento. Si ha la condizione psicologica della fanciulla nel passaggio dall’adolescenza alla piena giovinezza, quando tutti i sogni potrebbero diventare realtà e la giovane prova tremore davanti ai cambiamenti della vita e del fisico.
Come una cerbiatta vede dietro ad ogni cespuglio un pericolo mortale, la fanciulla vede in questo passaggio il pericolo di non essere più se stessa e il grande passo che deve fare è abbandonare i sogni che non possono realizzarsi. Ariosto riprenderà quest’ode per la descrizione della fuga di Angelica da Orlando, prima di incontrare Medoro.