La Satira nell'epoca Imperiale

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Descrizione contesto storico, correnti letterarie e maggiori autori (2 pagine formato doc)

La Satira nell’Epoca Imperiale
Persio e Giovenale sono i maggiori satirici di quest’età: essi hanno scritto satire in cui, entrambi, dichiarano di riferirsi ad Orazio e Lucillio.
Pur richiamandosi a questi modelli, tuttavia, le loro satire sono diverse per avari motivi:
1. Se Lucillio ed Orazio, nelle loro satire, si riferivano ad amici o al loro gruppo letterario, quindi ad una cerchia di persone ben precisa, Persio e Giovenale si riferiscono ad un pubblico vasto e generico di ascoltatori di fronte ai quali i due autori prendono la veste di censori del vizio, condannatori del vizio e dei costumi tradizionali. 
 
 
2. Se Orazio chiamava le sue satire “sermones”, conversazioni sorridenti dove l’autore sottolineava i difetti, ma non con sdegno, sottolineando anche compassione per i vizi,  Persio e Giovenale, invece, assumono un tono simile a quello dell’invettiva, duro, impietoso, aspro, di condanna delle colpe  e dei vizi. 
3.
Se tra Orazio ed il suo lettore vi era una complicità, una comunanza data dal fatto che l’autore stesso si sentiva destinatario dell’opera, tra Persio/Giovenale ed il lettore vi è un livello differente: l’autore non si sente messo in discussione ma vede i vizi degli altri e li rimprovera. 
 
 
4. Se lo stile di Orazio era armonioso, classicista, lo stile di queste nuove satire, soprattutto di quelle di Persio, è “barocco”, ricercato, duro, aspro, a volte faticoso. Questo deriva anche dal fatto che queste satire erano scritte per essere lette pubblicamente, per essere recitate pubblicamente, per cui l’autore cercava di fare presa sul pubblico ricorrendo a tutti gli strumenti stilistici disponibili.