Virgilio: temi del poeta

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Trattazione di alcuni temi fondamentali nell'attività poetica di Virgilio, come il suo rapporto con il potere o la natura nelle sue opere (2 pagine formato doc)

Poesia e potere
Un primo aspetto di attualità della figura e dell’opera di Virgilio è dato dalle particolari modalità con cui affrontò il problema del rapporto tra poesia e potere politico.
Partito da una posizione di disimpegno, entrò in seguito a far parte della cerchia dei poeti augustei, accettando di celebrare con profonda sincerità l’avvento della nuova età di pace favorita da Ottaviano. Tuttavia, anche nell’Eneide, non assunse mai un atteggiamento di adulazione verso il potere, mantenendo sempre un vigile senso critico. Accettò la collaborazione della cultura con il potere, ma rifiutò di farsene passivo ripetitore.
Pochi poeti, come Virgilio, hanno saputa andare oltre la dimensione civile tipica della letteratura latina per guardare ai grandi problemi dell’umanità nel suo complesso. Soprattutto nell’Eneide Virgilio si mostra poeta soggettivo e lirico, assai più che epico e celebrativo, attento alla psicologia dei personaggi, ai loro drammi e alla loro solitudine esistenziale. 


Opposizione città-campagna
Nelle Bucoliche il paesaggio naturale rivestiva un ruolo di primaria importanza e la natura, antropomorfizzata in senso lirico, assumeva i tratti del locus amoenus e si configurava come luogo dell’otium e del disimpegno; lo spazio georgico invece appare connotato in senso civile, come luogo del labor e del negotium a vantaggio della collettività. La natura non è quindi più contemplata, ma duramente lavorata dall’uomo e viene interpretata non più come rifugio individuale, ma come spazio di impegno collettivo. L’esaltazione della campagna si configura, talora, in opposizione alla città, caratterizzata da una vita frenetica, dominata dall’avidità di denaro e di potere e da un eccesso di raffinatezza.


Di contro alla corruzione urbana viene rivalutato il mondo contadino, con la sua genuinità e la sua moralità semplice, che rinvia ai valori tradizionali dell’ideologia augustea. Il finale del libro II delle Georgiche è occupato da un ampio elogio della vita agreste e celebra la felicità dei contadini in contrapposizione alla corruzione materiale e morale degli abitanti della città. Mentre questi sono preda della frenesia e del lusso, gli agricoltori possono condurre un’esistenza pacifica e serena, a contatto con la natura generosa. L’elogio della vita rustica viene impostato sul motivo dell’opposizione tra città e campagna, intesa come contrasto tra degrado morale e genuinità etica. In questo brano sembra tornare a una visione di tipo bucolico, in cui la natura appare come locus amoenus, in una sorta di ritorno all’età dell’oro.