Le tragedie di Euripide

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Note di letteratura greca su uno dei più grandi tragediografi (7 pagine formato doc)

EURIPIDE

Di lui si conservano 17 tragedie.
Figlio della sofistica, non si occupò di politica e fu il meno amato.
Ebbe solo 5 vittorie di cui una postuma. Presentò le brutture della vita e il moralista Aristofane lo prese in giro e disse che non fu educatore. Anziano se ne andò da Atene forse per l'incomprensione, invitato dal re di Macedonia. Secondo la tradizione, nacque da genitori nobili il giorno della battaglia di Salamina, ma non è verosimile. Si sposò ed ebbe tre figli di cui uno tragediografo, Euripide il Giovane. Andò in Macedonia nel 408 e morì nel 405.
Sofocle, che lo avrebbe seguito nella tomba solo pochi mesi dopo, si presentò all'agone tragico vestito a lutto.

Razionalizza il mito sottoponendolo ad una revisione tagliandogli le parti incredibili, ma in realtà è come Pindaro , scrosta e cerca di eliminare l'impuro. Gli piace mescolare i miti variandoli, ne intreccia due o tre cambiando il finale o complicando così tanto la trama che è sempre necessario un DEUS EX MACHINA che dica cosa fare, dato che l'uomo non lo sa, il dio sblocca la situazione risolvendola artificiosamente. Introduce innovazioni tecniche; un suo musicista ( Timeo ) fece una musica nuova e scandalosa per gli ateniesi, una sillaba passava per due -tre note e non più per una sola. I personaggi non sono eroi ma uomini che soffrono senza principi a cui essere ligi ( è il sofismo ), partono in lunghi monologhi in cui riversano le loro incertezze.

La mescolanza e l'invenzione del mito rendono necessario un prologo esplicativo simile al nostro in cui si spiega cosa sia successo perché il pubblico non sa. Non aumenta né gli attori né il coro; questo continua a perdere importanza, non si può contrapporre all'eroe perché uomo, può solo compatirlo o dargli sentenze ( γνομαι ) con etica di buonsenso, i personaggi non hanno codici di comportamento e si rifugiano nella γνομη. Fu accusato di misoginia ( in quella società? ) ma per noi è l'opposto perché appare più vicino alle donne ( che sono tante sulla scena ) in quel mondo dove la donna sta sempre in casa e rimane chiusa nel gineceo soffrendo non per sé ma per la famiglia.