Inghilterra nel secondo dopoguerra: riassunto

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La società multietnica e multiculturale sviluppatasi in Inghilterra all'indomani della Seconda guerra mondiale (10 pagine formato doc)

INGHILTERRA NEL SECONDO DOPOGUERRA: RIASSUNTO

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale, la GB, seppur vincitrice, è un paese in ginocchio dal punto di vista economico con una capitale semi-distrutta (la cittadina di Coventry era stata completamente rasa al suolo, da cui il verbo coventrizzare).

R. WINDER, nel capitolo intitolato “Empire comes home” in Bloody foreigners (2004), parla di come la GB abbia bisogno di manodopera, soprattutto straniera, tanto da poter offrire un milione di posti di lavoro: così, tra la fine degli anni ’40 e i primi anni ’50 arrivano circa 345 mila persone dal vecchio continente, in larghissima parte maschi, in cerca di lavoro (tra i quali 350 Italiani per l’impiego in agricoltura, industria, miniere, edilizia). Il soggiorno degli immigrati in GB, salvo rari casi, è temporaneo.

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SECONDO DOPOGUERRA INGLESE

Il 1948 è, perciò, l’anno che vede la nascita della multietnicità in GB, anche per due fatti: l’approvazione del Nationality Act, che dà a tutti i sudditi dell’Impero il diritto di entrare liberamente nel Regno Unito (seppure non siano ancora molti coloro che vi giungano, e i lavoratori vengano arruolati anche tramite degli emissari, specie nei Paesi sconfitti e tra i prigionieri di guerra); l’approdo il 22 giugno a Londra di una nave carica di uomini dalla Jamaica, che tentavano l’avventura dell’emigrazione grazie anche al prezzo lancio dei biglietti, che furono venduti in 3 giorni.

Un approdo spesso rievocato nei romanzi, e che scatenò polemiche e dibattiti tali in Parlamento da far esclamare a un ministro “Queste persone hanno il passaporto britannico, quindi hanno il permesso di soggiorno, ma essendo caraibici , non resisteranno un inverno”. Gli uomini della nave trovano subito lavoro e le loro dimore vengono fissate nel quartiere di Brixton, un’ex base militare per la detenzione temporanea di prigionieri. In seguito giungeranno altre navi dai Caraibi, ma senza il prezzo lancio iniziale.
Hanno inizio, in questo stesso periodo, le prime manifestazioni razziste (il divieto di acceso per le persone di colore a pub e negozi, nonché gli incidenti di Liverpool nel ’48 e di Detford nel ‘49).

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INGHILTERRA ANNI 50

L’immigrazione diviene un fenomeno di massa negli anni ’50, quando 250 mila persone (ben più di oggi!), tra le quali Indiani, Pakistani, Africani, altri Caraibici, abitanti di Hong Kong, arrivano a Londra. L’emigrazione in questo caso, quindi, interessa anche non-europei. Il Governo tenta di disperdere gli immigrati sul territorio, progetto irrealizzabile tecnicamente e per l’abitudine delle comunità a raggrupparsi. L’altra forma di razzismo è rappresentata dai sindacati, che minacciano di scendere in sciopero quando, nel 1956 (l’anno della Guerra di Suez), la Società dei Trasporti (London Transport) attua una campagna privata per assumere autisti di colore (nello spot c’era una conducente d’autobus di colore); persino il Segretario Generale dell’Organizzazione Sindacale (Trade Union Congress) esclama: “Non possiamo permettere che queste persone entrino senza precauzioni e definitivamente in GB”, mentre il responsabile sindacale del lavoro e dell’agricoltura rincara la dose sordidamente: “Noi naturalmente apprezziamo queste persone come esseri umani, ma è evidente che il portare lavoro di colore sia destinato a finire”. Questa può essere la causa della battuta di Ghandi alla domanda cosa ne pensasse della civiltà inglese: “Penso che sarebbe una buona idea!”.

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