The Dubliners di James Joyce

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L'deologia di James Joyce nell'opera "The Dubliners". (2 pagine formato doc)

Capitolo della storia morale dell’Irlanda.
La storia biografica di Joyce, ricca di traumi infantili, è un simbolo dell’artista irlandese, in una condizione di isolamento e rivolta. Si ribella sia all’Inghilterra che all’Irlanda: ribelle nei confronti della politica oppressiva inglese ma soprattutto verso la condizione stagnante dell’Irlanda. Sente di appartenere all’Inghilterra ma non riesce a farsi amare dagli inglesi, i quali rifiutano di pubblicare i Dubliners. Fu censurato con l’accusa di promiscuità; gli fu intimato di cambiare i nomi topografici e quindi la mappatura dublinese. Così Joyce si rifugia nell’esilio per affermare la proprio personalità ed per emanciparsi a livello culturale e sociale. Religione: fondamentale per la sua crescita (in Irlanda c’era il 75 % di cattolici-gesuiti) “L’umanità senza religione è come un allevamento di animali suicidi” (“The portrait of the artist as a joung man”). Per ribellarsi a questa decadenza Joyce usa l’EPIFANIA e il METODO MITICO. EPIFANIA: contrasta l’ondata del naturalismo.
Concezione originale che Hemingway e Dylan Thomas lo prenderanno come termine di paragone. Radice cattolica: i Re Magi che celebrano la venuta di Cristo. Per Joyce è la trasformazione di una realtà spirituale in forma artistica (quasi un processo eucaristico). “A sudden spiritual revelation”. Presa di coscienza sul reale. SETTING Dublino. All’epoca era considerata la seconda capitale del mondo britannico, ed era simbolo di stagnazione, putrefazione e corruzione dello spirito. Dublino stessa è il centro della paralisi. Figure antieroiche: Bloom e Stephen Dedalus (persone normali alle prese con problemi coniugali che ritraggono la storia come un incubo e non come punto di riferimento).