"Un anno sull'altipiano" di Emilio Lussu

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Analisi critica del romanzo dello scrittore sardo (2 pagine formato doc)

UN ANNO SULL'ALTIPIANO (E.
Lussu - 1938, Parigi)



Appartiene al filone di testi che evocano in modo crudo la vita di trincea della Prima Guerra Mondiale: a livello italiano, si tratta di uno scritto unico, poiché uno dei pochi a non esser stato compromesso dall'ideologia fascista, che ha idealizzato il mito della Grande Guerra per scopi propagandistici. [ Libro basato su MEMORIA di un esiliato ]


  • GENERE: Si tratta di un genere ibrido, che si colloca a metà strada tra la narrativa e la memorialistica [ non lo è, per DIALOGATI e discrepanze storiche ]. In realtà, come lo stesso Lussu spiega nella premessa alla prima edizione del '38, il romanzo non vuole essere un'opera storiografica: egli non ha esposto una successione di eventi, né si è preoccupato di verificare l'aderenza dei fatti (discrepanze); nella sua ricostruzione, egli si è affidato solo alla memoria, raccontando gli episodi che più gli sono rimasti impressi e che, a suo parere, esprimevano la vera essenza/spirito generale della guerra.
 per verità storica, Lussu ha deciso di spogliarsi della sua esperienza successiva, attribuendo al proprio personaggio le idee di allora, radicate nell'interventismo democratico.
Per questo possiamo notare uno scarto ideologico tra l'io-scrittore e l'io-narrante: all'io-narrante sono attribuite le idee del Lusso del '16-'17; il Lussu del '36-'37 incarna le proprie idee rivoluzionarie nella personalità di Ottolenghi.

  • NARRATORE: E' Lussu stesso, il quale ha partecipato agli avvenimenti della Grande Guerra. Per mantenere oggettività, l'autore si riferisce a se stesso come il "Comandante della X Compagnia"  Il narratore è dunque interno e non onnisciente: anche se il Lussu-scrittore sa già come si concluderà la guerra, egli espone il punto di vista del sé di allora, lasciando poco spazio alle anticipazione (suspence).