10 Agosto di Pascoli: commento e parafrasi

Appunto inviato da pacey15
/5

10 Agosto di Pascoli: commento e parafrasi della poesia scritta in memoria del padre Ruggero, assassinato il giorno di San Lorenzo del 1867 (1 pagine formato doc)

10 AGOSTO DI PASCOLI: COMMENTO E PARAFRASI

X agosto di Giovanni Pascoli.

Le stelle che cadono durante la notte di S. Lorenzo non sono altro che per il poeta le lacrime del cielo sulla malvagità degli uomini. Per Pascoli il 10 agosto è una data emblematica dato che è l’anniversario della morte del padre. Egli dice di sapere perché un cos’ gran numero di stelle sembra incendiarsi e cadere nel cielo: è perché tante stelle che cadono così fitte sembrano le lacrime di un pianto dirotto che splendono nella volta celeste.
Poi immagina una rondine che, mentre tornava al suo nido fu uccisa e cadde tra i rovi: ella aveva un insetto nella bocca cioè i cibo dei suoi piccoli. Qui Pascoli, con una metafora, intende dirci che la rondine era l’unica fonte di sostentamento per i suoi piccoli così come suo padre lo era per lui. Descrive la rondine trafitta sui rovi spinosi con le ali aperte quasi come se fosse in croce.

10 Agosto di Pascoli: commento e analisi


10 AGOSTO: SAN LORENZO

Poi, afferma che i suoi rondinotti rimangono in una vana attesa del cibo. Dopo passa a descriverci un uomo, suo padre, che mentre tornava a casa fu ucciso ma, aggiunge, mentre era in punto di morte pronunziò parole di perdono verso i suoi assassini. Negli occhi rimase la volontà di emettere un grido. Invece Pascoli, con il particolare delle due bambole che l’ uomo portava, voleva alludere alla tenerezza che avrebbe caratterizzato l’arrivo del padre a casa e delinea un mondo di consuetudini affettuose che la morte interruppe.

10 Agosto di Pascoli: analisi


10 AGOSTO POESIA COMMENTO

Adesso, nella casa “solitaria”, i suoi familiari lo attendono inutilmente come in precedenza avevano fatto i rondinotti. Il povero uomo con gli occhi impietriti dalla morte indica le bambole al cielo che è descritto dal poeta molto distaccato e indifferente al dolore umano. E infine, dice che il cielo, visto come una divinità, dall’alto della sua serenità lascia cadere fitte lacrime su questa piccola parte dell’universo, che è il regno del male. Pascoli insomma in questa poesia dà come esempio la morte del padre a simbolo dell’ingiustizia e del male. Il dolore del poeta diventa il dolore di tutti.