Neoclassicismo, Preromanticismo e Foscolo

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Riassunto del periodo di Ugo Foscolo, il neoclassicismo e il preromanticismo (3 pagine formato doc)

NEOCLASSICISMO, PREROMANTICISMO E FOSCOLO

Neoclassicismo e preromanticismo.

Troviamo, come ovvio, elementi di continuità fra l’età illuministica e quella romantica, così come accade sempre e costantemente fra ogni periodo culturale.
L’intellettuale illuminista, confidando nella ragione, è in grado di risolvere qualsivoglia settore della propria vita.
Nel ‘700 la vera divinità, insomma, è la “ragione”.
Già nel ‘700 (con Rousseau, ad esempio) abbiamo un’anticipazione del sentimento romantico.
L’intellettuale infatti, fra fine ‘700 ed inizio ‘800, comincia a chiedersi se la ragione possa essere l’unico mezzo tramite cui esaminare il reale.
Dunque, in ogni dimensione culturale, comincia a diffondersi il nuovo ideale.
Tali periodi sono denominati neoclassicismo e preromanticismo: il primo si concentra sul “bello ideale”, vale a dire l’Ellade antica, ed il secondo sul sentimento, sulla passionalità.
Gli intellettuali neoclassici e preromantici ,seppur, come sembrerebbe, in contrasto fra loro, partono dalla comune considerazione negativa della loro epoca.

Neoclassicismo e preromanticismo in Foscolo, tema

ELEMENTI NEOCLASSICI IN FOSCOLO

Foscolo. Foscolo vive un tempo reo, sofferente, tempo che lo spinge a soffermarsi nella contemplazione dell’Ellade antica ma si rifugia anche nel sentimento; risulta quindi contemporaneamente neoclassico e preromantico.
Tale periodo impediva ,come sappiamo, di professare liberamente le proprie credenze, soprattutto quelle politiche:è un elemento da non tralasciare.
Foscolo, così come Leopardi ed i poeti inglesi del medesimo periodo vengono comunemente chiamati classico romantici.
La vera divinità romantica risulta essere l’”infinito”, in qualsiasi campo
( sentimentale, naturalistico ecc.).
Torna inoltre la riscoperta di quei valori morali classici universalmente validi.
Le traduzioni di poesia sepolcrale ad opera di Melchiorre Cesarotti introdussero tale filone in Italia.
Tutti quesi elementi, focalizzati nel Foscolo, divengono qualcosa di eccezionale:
egli è ,nel contempo, illuminista-classico-rinascimentale.
Attraverso il valore civile della poesia “eternizza” l’uomo e ,seppure accettando la negatività del ciclo meccanicistico ( nascita-trasformazione-morte,ed è per questo che risluta essere anche illuminista), individua lo strumento di trasmissione del proprio pensiero, il cui punto focale è la tolleranza dell’individualità culturale altrui.
Tale teoria porta il Foscolo ad “adorare” la poesia, l’amore, l’Ellade, la libertà, la sua “religione laica delle illusioni”.
Non riuscirà a realizzare però tutti questi sogni se non uno: la poesia, e quell’equilibrio che gli sfugge in vita lo ritroverà e riattuerà nella poesia.

UGUO FOSCOLO

Ne “Le ultime lettere di Jacopo Ortis” l’ideale amoroso e politico si fondono; quest’ultimo è probabilmente ancor più presente del primo.
Contrariamente alle opere future, l’aspetto autobiografico, personale, non risulta ben equilibrato.
De Santis lo ha definito il “testamento di fine ‘700”.
All’interno del romanzo epistolare la visione dell’azione dell’uomo nella storia è negativa; in seguito, nei “Sepolcri” ad esempio, supererà questo “pessimismo storico”,arrivando alla cosiddetta “poesia profetica” che apre al futuro rivolgendosi fondamentalmente al giovane.
Pur avendo avuto un’educazione arcadica, classica, il Foscolo viene definito “egotico”, vale a dire che interpreta l’esistenza ed il rapporto sociale basandosi solo ed unicamente su se stesso.Il Ferroni considera le opere del Foscolo “opere aperte”, poiché l’autore, pur seguendo la lezione della perfezione (cui i natali furono dati dal neoterismo) resta sempre e comunque aperto ad un largo spazio tematico.
Ritroviamo comunque in tutte le sue opere quelle “illusioni” che ,secondo il Foscolo, sono rese “eterne” dalla poesia.
La morte risulta il tema fondamentale del Romanticismo (Foscolo tramite Jacopo Ortis esorcizza la morte e la allontana da se stesso).
L’”Ortis” è infatti personaggio plutarchiano ed alfierano (ricordiamoci lo studio effettuato dal Foscolo sull’Alfieri): Jacopo è però un’eroe “quotidiano”, che lotta contro la mediocrità borghese che lo circonda.

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