Canto 34 Inferno: riassunto e figure retoriche

Appunto inviato da andreazambo
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Canto 34 Inferno: riassunto, commento, descrizione della figura di Lucifero e figure retoriche dell'ultimo canto dell'Inferno dantesco della Divina commedia (2 pagine formato doc)

CANTO 34 INFERNO: RIASSUNTO E FIGURE RETORICHE

Divina Commedia, Inferno, Canto 34. Il 34° canto dell’Inferno della Divina Commedia è l’ultimo canto dell’Inferno ed è ambientato nella zona del Basso Inferno, in particolare nel nono cerchio (quello dei traditori) nell’area denominata Giudecca.
In questa zona vengono puniti i traditori dei benefattori, i peggiori peccatori di tutto l’Inferno. L’ambiente era già stato descritto nel canto precedente: ghiaccio ovunque, con le acque gelide del lago infernale Cocito che sommergono i peccatori. Dante fa coincidere il suo passaggio nella zona terminale dell’Inferno con il sabato santo (il 9 aprile del 1300) verso le ore diciannove, ma dopo l’attraversamento del centro della terra, con il conseguente passaggio dall’emisfero boreale a quello australe, si ritrova nella mattina della domenica di Pasqua del 10 aprile 1300, alle ore sette e mezza circa.
La scelta dei giorni è accurata e sapientemente studiata: il passaggio tra il sabato santo e la Pasqua (dunque tra uno dei giorni in cui Gesù era morto nel sepolcro e la sua resurrezione) coincide con il passaggio di Dante dalla zona dell’Inferno più remota e maledetta da Dio alle pendici del Purgatorio, luogo di redenzione e espiazione dei peccati. Il passaggio avviene lungo un cammino naturale, chiamato natural burella, al termine del quale si apre un sentiero a fianco di un ruscello.
 
 

LUCIFERO DANTE DESCRIZIONE

Nella Giudecca i dannati sono interamente ricoperti di ghiaccio e non conservano alcunché di umano. Assieme a loro si trova anche il più grande traditore della storia, Lucifero, orrendo e di dimensioni mostruose. L’angelo che sfidò Dio ha tre facce, in netta contrapposizione alla Trinità divina, e grandissime ali che, con il loro movimento, producono un vento gelido e sono la causa del ghiaccio che avvolge il Basso Inferno con i suoi dannati. La colpa dei dannati è gravissima e imperdonabile: la frode o tradimento verso i grandi benefattori dell’umanità, la Chiesa e l’Impero. Non esiste pietà alcuna verso di loro, che non hanno nessuna speranza di miglioramento delle loro condizioni, anzi il giudizio universale sancirà la loro condanna eterna, sempre uguale e terribile. Sono immersi completamente nel ghiaccio, senza possibilità di muoversi o parlare: la loro colpa è così grave da non poter conservare nulla di umano.
 

Canto 34 Inferno: parafrasi

CANTO 34 INFERNO FIGURE RETORICHE

Il contrappasso della pena vede la presenza dei maggiori traditori della storia: gli assassini dell’imperatore romano Cesare, Bruto e Cassio, e il traditore del Figlio di Dio, Giuda. Tutti e tre si trovano nelle bocche di Lucifero, triturati e torturati dai suoi denti. Giuda, come in una macabra riproposizione della crocifissione di Cristo, è trattenuto nella bocca centrale e sporge solamente coi piedi, mentre gli altri due traditori sono nelle bocche laterali, testa e gambe penzoloni per aria. La colpa di Giuda è la peggiore, e per questo ha la testa rinchiusa nella bocca di Lucifero: come in vita consegnò se stesso al male estremo, così ora non può che essergli riservato un trattamento adeguato e durissimo. Lucifero, l’angelo ribelle che tentò di opporsi a Dio ed essere come lui, è conficcato nel ghiaccio fino al petto, è orribile esteticamente (contrappasso per la sua antica bellezza quando ancora era nelle schiere degli angeli fedeli a Dio) e piange ininterrottamente. È il re dell’Inferno, come lo definisce Virgilio in apertura di canto. Le tre facce presentano il rovesciamento della Trinità divina. I personaggi sono Dante, Virgilio, i tre traditori Giuda, Cassio e Bruto, oltre a Lucifero.