La mia sera: figure retoriche e analisi del testo

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La mia sera: testo della poesia di Pascoli, figure retoriche e analisi del testo (3 pagine formato doc)

LA MIA SERA: TESTO

La mia sera di Giovanni Pascoli.
Il giorno fu pieno di lampi;
ma ora verranno le stelle,
le tacite stelle.

Nei campi
c'è un breve gre gre di ranelle.
Le tremule foglie dei pioppi
trascorre una gioia leggiera.
Nel giorno, che lampi! che scoppi!
Che pace, la sera!
Si devono aprire le stelle
nel cielo sì tenero e vivo.
Là, presso le allegre ranelle,
singhiozza monotono un rivo.
Di tutto quel cupo tumulto,
di tutta quell'aspra bufera,
non resta che un dolce singulto
nell'umida sera.
E', quella infinita tempesta,
finita in un rivo canoro.
Dei fulmini fragili restano
cirri di porpora e d'oro.
O stanco dolore, riposa!
La nube nel giorno più nera
fu quella che vedo più rosa
nell'ultima sera.
Che voli di rondini intorno!
Che gridi nell'aria serena!
La fame del povero giorno
prolunga la garrula cena.
La parte, sì piccola, i nidi
nel giorno non l'ebbero intera.
Né io ... che voli, che gridi,
mia limpida sera!
Don ...
Don ... E mi dicono, Dormi!

mi cantano, Dormi! sussurrano,
Dormi! bisbigliano, Dormi!
là, voci di tenebra azzurra ...
Mi sembrano canti di culla,
che fanno ch'io torni com'era ...
sentivo mia madre ... poi nulla ...
sul far della sera.

La mia sera: figure retoriche e commento

LA MIA SERA: ANALISI DEL TESTO

Analisi del testo - Analisi stilistica – Tratta dai “Canti di Castelvecchio”. In questo componimento è molto evidente l’aspetto fondamentale della tecnica poetica di Pascoli: egli, infatti, utilizza in modo del tutto nuovo e sperimentale le forme poetiche tradizionali, dissolvendole all’interno. In “La mia sera”possiamo trovare molti esempi di ciò: questa è una poesia formata da 40 versi suddivisi in cinque strofe da sette novenari e un quinario, ma i versi !9 e 34 sono ipermetri, composti cioè da dieci sillabe invece di nove. Ciò porta alla riduzione ad otto sillabe dei versi a loro rispettivamente seguenti, e quindi ai vv. 20 e 35.
Lo schema delle rime è ABABCDCD in cui però, la rima dell’ultimo verso è ripresa e ripetuta alla fine di ogni strofa: tutte, infatti, terminano con il sostantivo “sera”.
Come in molte altre liriche di Pascoli, anche in questa vi è il ricorso all’onomatopea: come si può vedere nei versi 4 e 33 nei quali vengono riprodotti rispettivamente “un breve gre gre di renelle” e il “Don… Don…” delle campane. È interessante, però, come queste voci onomatopeiche non vengano isolate ma, al contrario, circondate da parole che le riprendono e ne fanno quasi un eco: il “gre gre” è infatti accompagnato da “breve”, “renelle”, “tremule”, tutte parole in cui troviamo un’evidente consonanza di “r”. così anche il “Don… Don…” delle campane è ripreso dalla ripetizione, nei versi successivi, dell’imperativo “Dormi” che diventa, così, anche la voce delle stesse campane (tutto tramite un processo puramente analogico).

La mia sera: commento personale e riassunto

LA MIA SERA: FIGURE RETORICHE

In questo componimento troviamo, inoltre, molte parole che rimandano ad altrettante poesie di Pascoli: subito, nel secondo verso, compare la parola “stelle” facilmente riconducibile a “L’assiuolo” (v. 9 “Le stelle lucevano rare”) e a “X Agosto” (vv. 1-2 “ […] lo so perché tanto si stelle […] arde e cade”); al verso 3 “campi” non può che farci pensare al “campo mezzo grigio e mezzo nero” di “Lavandare”. Ma sono molte le parole usate spesso dal poeta: ad esempio “tumulto” che in questa poesia si presenta “cupo”, ne “Il lampo” esso è “tacito”; così anche il “singulto” qui dolce in “L’assiuolo” è “lontano”.
Si può anche notare come in questa poesia compare, come in “X Agosto”, la similitudine dei destini di una rondine e del suo “nido” a quelli degli uomini (in “X Agosto” è “un uomo [che] tornava al suo nido” mentre in “La mia sera” è il destino stesso di Pascoli).

La mia sera: significato e spiegazione