Boiardo e Ariosto a confronto

Appunto inviato da elychiolo
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I centri di produzione e diffusione della cultura; Il poema cavalleresco del '400; Matteo Maria Boiardo; L'Orlando Innamorato; Ludovico Ariosto; Le satire; L'Orlando Furioso" (5 pagine formato doc)

BOIARDO E ARIOSTO A CONFRONTO

Boiardo e Ariosto.

Centri di produzione e diffusione della cultura. La corte, nel Cinquecento, non costituisce solo il centro della vita politica, ma anche dell’attività culturale. essa viene considerata come una misura di civiltà, nella quale si elaborano valori e contenuti della letteratura e dell’arte. Qui il letterato appare legato organicamente alla corte, contribuendo a elaborare e migliorare le varie ideologie.

Nella letteratura romanza, il termine “cortese” sottolinea un sistema di rapporti ideali e trasfigurati, di cui lo scrittore si fa interprete nelle sue opere; il termine indica anche uno status sociale che riguarda il ruolo dell’intellettuale. Si rafforza in questo periodo il mecenatismo, ossia la protezione che i principi e i signori accordano ad artisti e scrittori, dei quali in seguito traggono lustro e splendore. Lo scrittore che rappresenta le ideologie ufficiali viene protetto e stipendiato dal principe, che gli assicura degli impieghi e delle rendite, affidandogli anche incarichi di rappresentanza diplomatica.

Boiardo, Ariosto e Tasso a confronto

BOIARDO, ARIOSTO E TASSO CONFRONTO

L’intellettuale infatti può dare lustro e prestigio al potere, celebrando la figura del principe e rappresentandone le glorie dinastiche.
Posta la vertice della vita sociale italiana del Quattrocento e del Cinquecento, la corte svolge così un ruolo dominante per quanto riguarda l’elaborazione dell’ideologia ufficiale, in tutta la varietà dei suoi aspetti: dalle convinzioni politiche ai costumi mondani, dalle forme della conversazione alle scelte artistiche e letterarie.
Il poema cavalleresco del 400. Il poema cavalleresco nacque nel XI e XII secolo in Francia con le Chansons de Geste e con la materia di Bretagna. Queste forme prendevano il nome di cantari; durante il Medioevo essi restarono una forma di letteratura popolare perché venivano cantati nelle piazze ed avevano genesi e destinazione popolari. Nel corso del Medioevo erano venuti meno l’elemento religioso e quello epico, mentre prevalevano elementi fantastici; erano storie inventate che prendevano libero spunto dalle storie reali.

BOIARDO ARIOSTO E LIBRI DI BATTAGLIA

All'origine si trattava di un insieme di testi raggruppabili in tre famiglie: il ciclo bretone, quello carolingio e quello classico. Il ciclo bretone racconta le imprese di re Artù, dei cavalieri della Tavola Rotonda e le vicende di Tristano e Isotta: è il ciclo di Bretagna, basato su antiche leggende celtiche. Il ciclo carolingio narra le avventure di Orlando nella guerra di Carlo Magno contro i Mori, e ha dunque un fondamento storico. Episodio centrale delle opere di questo secondo gruppo è l'eroica morte del paladino Orlando, capo della retroguardia dell'esercito di Carlo Magno nella gola di Roncisvalle, nei Pirenei (storicamente, il fatto avvenne nel 778).

Boiardo e l'Orlando innamorato: riassunto

CONFRONTO ORLANDO INNAMORATO E ORLANDO FURIOSO

Il ciclo classico rielabora alcune leggende classiche sopravvissute in forma romanzata attraverso compilazioni greco-bizantine. Protagonisti ne sono personaggi come Enea e Alessandro Magno, e a essere raccontate sono vicende come la guerra di Troia, anche se non mancano narrazioni di impianto mitologico.
In Italia, la materia cavalleresca diede vita a una linea "bassa" e a una "alta". Da un lato si sviluppò la letteratura franco-veneta, che riprendeva soprattutto il ciclo carolingio assieme ai cantari, componimenti in volgare recitati da cantastorie. Dall'altro, e con ben maggiore consapevolezza letteraria, si sviluppò la linea che ha il suo capolavoro nell'Orlando furioso (1532) di Ludovico Ariosto. L'aveva preceduto il Morgante (1478) di Luigi Pulci, poema in ottave in cui la materia cavalleresca carolingia è un pretesto parodico, un comico rifacimento delle canzoni di gesta, funzionale all'esercizio di un linguaggio fortemente personale.