"Una candida cerva" di F. Petrarca

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Saggio descrittivo sul sonetto di Francesco Petrarca "Una candida cerva" (2 pagine formato doc)

Nel sonetto di Francesco Petrarca CXC intitolato "Una candida cerva" il poeta narra di aver visto una cerva bianca, allegoria della donna amata, Laura, coricata su un prato e, ammaliato dalla visione, di aver cominciato ad inseguirla ma di essere caduto nell'acqua e di averla persa.
Nella prima strofa, al verso iniziale, compare l'elemento intorno al quale si sviluppa tutto il componimento: la "cerva candida". Come sostiene Carrai nell'articolo Il sonetto "Una candida cerva" del Petrarca. Problemi d'interpretazione e fonti del 1985, nel quale si analizza il significato biografico e simbolico della cerva, l'apparizione dell'animale e la sua repentina sparizione conferiscono alla situazione dell'intero sonetto un'atmosfera sognante; inoltre Petrarca interpreta la cerva come un segno divino e la sua comparsa come una manifestazione celeste; il suo manto bianco, poi, palesa la pudicizia della donna. I caratteri dell'animale, appena citati, e il contesto narrativo dell'inseguimento fanno alludere ad un primario desiderio sensuale e carnale della donna ma al conseguente trionfo della pudicizia descritto nella caduta nell'acqua del poeta.


Questo intento si spiega meglio soffermandosi sulla collocazione del sonetto in una zona del Rerum vulgarium fragmenta riservata al sentimento del pentimento. La connotazione chimerica della poesia non esclude, però, anche dei riferimenti al vissuto dell'autore. Per l'appunto, il momento della prima quartina descrive allegoricamente il primo incontro di Petrarca con la donna amata, Laura; il quarto verso "levando ‘l sole a la stagione acerba" allude alla giovane età del poeta e al momento preciso dell'accaduto, cioè una mattina di primavera, e nel terzo verso il primo emistichio "fra due riviere" indica il luogo, la città di Avignone. Nella prima strofa l'unico termine che indica un'azione riferita al poeta è il verbo "m'apparve", mentre è presente una predominanza di termini nominali, conferendo alla situazione un'aura di staticità.