Inferno, Purgatorio e Paradiso: differenze

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Differenze tra le tre invocazioni alle muse presenti nell'Inferno, Purgatorio e Paradiso della Divina commedia di Dante Alighieri (3 pagine formato doc)

INFERNO, PURGATORIO E PARADISO: DIFFERENZE

Alla sommaria invocazione alle Muse del secondo canto dell’Inferno:

O muse, o alto ingegno, or m'aiutate;
o mente che scrivesti ciò ch'io vidi,
qui si parrà la tua nobilitate.

Si contrappone quella ben più lunga del Purgatorio:

Per correr miglior acque alza le vele
Ormai la navicella del mio ingegno,
che lascia dietro di sé mar sì crudele;
e canterò di quel secondo regno
dove l’umano spirito si purga
e di salire al ciel diventa degno.
Ma qui la morta poesì resurga,
o sante Muse, poi che vostro sono;
e qui Calïopè alquanto surga,
seguitando il mio canto con quel suono
di cui le Piche misere sentiro
lo colpo tal, che disperar perdono.

Inferno: gironi e struttura | Canto 1: analisi, parafrasi, figure retoriche | Canto 2: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 3: parafrasi, commento e figure retoriche | Canto 5: parafrasi, commento e figure retoriche del canto di Paolo e Francesca | Canto 6: testo, parafrasi e figure retoriche | Canto 10: testo, parafrasi e figure retoriche | Canto 13: testo, parafrasi e figure retoriche | Canto 22: testo, parafrasi e figure retoriche | Canto 26: testo, parafrasi e figure retoriche del Canto di Ulisse | Canto 33: testo, parafrasi e figure retoriche |

CONFRONTO INFERNO PURGATORIO E PARADISO

Alla quale vengono poi contrapposte le dodici terzine del Paradiso:

La gloria di colui che tutto move
per l'universo penetra, e risplende
in una parte più e meno altrove.
Nel ciel che più de la sua luce prende
fu' io, e vidi cose che ridire
né sa né può chi di là sù discende;
perché appressando sé al suo disire,
nostro intelletto si profonda tanto,
che dietro la memoria non può ire.
Veramente quant'io del regno santo
ne la mia mente potei far tesoro,
sarà ora materia del mio canto.
O buono Appollo, a l'ultimo lavoro
fammi del tuo valor sì fatto vaso,
come dimandi a dar l'amato alloro.
Infino a qui l'un giogo di Parnaso
assai mi fu; ma or con amendue
m'è uopo intrar ne l'aringo rimaso.
Entra nel petto mio, e spira tue
sì come quando Marsia traesti
de la vagina de le membra sue.
O divina virtù, se mi ti presti
tanto che l'ombra del beato regno
segnata nel mio capo io manifesti,
vedra'mi al piè del tuo diletto legno
venire, e coronarmi de le foglie
che la materia e tu mi farai degno.
Sì rade volte, padre, se ne coglie
per triunfare o cesare o poeta,
colpa e vergogna de l'umane voglie,
che parturir letizia in su la lieta
delfica deità dovria la fronda
peneia, quando alcun di sé asseta.
Poca favilla gran fiamma seconda:
forse di retro a me con miglior voci
si pregherà perché Cirra risponda.

Divina commedia Inferno: riassunto di tutti i canti

INVOCAZIONE INFERNO PURGATORIO E PARADISO

Quindi come già detto le tre cantiche si aprono tutte con l’invocazione alla divinità come la secolare convenzione letteraria esigeva.

Il calore dell’invocazione e la divinità invocata sono correlativi alla natura e alla difficoltà della materia.
Le invocazioni sono infatti in “scala”: le Muse per l’Inferno, con un invocazione generica; le Muse e Calliope in particolare, musa della poesia epica, all’inizio del Purgatorio; Apollo, mitologico dio protettore della poesia e dei poeti, e le Muse per il Paradiso, invocazione massima, per la massima difficoltà della narrazione.
Nella prima cantica accanto alla tradizionale invocazione alle Muse c’è l’eccezionale caso di un poeta che invoca accanto ad esse il suo stesso ingegno, chiamandolo “alto”, e la sua “mente che non erra”, cioè la sua memoria che non sbaglia e che avrà modo di mostrare la sua “nobilitate”. Questa non è superbia, anzi, l’argomento è così alto, la missione così difficile che Dio doveva dare all’uomo scelto come suo tramite doti eccezionali, e Dante se ne rende conto. Quindi il lettore capisce subito che quello che leggerà viene direttamente da Dio.
Il viaggio di Dante è, infatti, di impostazione cristiana ma il poeta invoca le muse perché sotto i nomi di divinità pagane vede allegoricamente delle figure divine cristiane. Le muse per Dante sono, quindi, l’ispirazione poetica data da Dio.