Letteratura italiana: autori e opere

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Dispense del corso di letteratura italiana del Prof. William Spaggiari: autori e opere (59 pagine formato pdf)

LETTERATURA ITALIANA AUTORI E OPERE

Unità didattica A: I PRIMI SECOLI
Il libro: manoscritto o stampato?
Nei codici miniati si leggeva un passo di una lettera che un cardinale, Giovanni Basserioni, scrisse, il 31 marzo 1468, al Doge Cristoforo Moro per offrire in dono a Venezia la sua biblioteca di 482 volumi greci e 264 latini:
‹‹I libri sono pieni delle parole dei saggi, degli esempi degli antichi, dei costumi, delle leggi, della religione.
Vivono, discorrono, parlano con noi, ci insegnano, ci ammaestrano, ci consolano, ci fanno presenti ponendole sotto gli occhi cose remotissime alla nostra memoria.
Tanto grande è la loro forza, la loro dignità, la loro maestà e infine la loro sacralità, che, se non ci fossero i libri noi saremmo tutti rozzi e ignoranti, senza alcun ricordo del passato, senza alcun esempio; non avremmo conoscenza alcuna delle cose umane e divine; la stessa urna che accoglie i corpi cancellerebbe anche la memoria degli uomini›› (in “Chierici e laici nella letteratura italiana” di Carlo Dionisotti).
 

Letteratura italiana: autori e opere più importanti

CRONOLOGIA LETTERATURA ITALIANA

Nello stesso anno, Gaspare da Verona scrive un libro sulla vita di Paolo II,
‹‹In questo felicissimo anno [1468] arrivarono a Roma alcuni giovani tedeschi [si riferiva a Sweynheym e Pannartz], che in un solo mese stamparono il “De hominis opficio”, il “De ira Dei” e il “Contra gentiles” di Lattanzio, e ne producevano duecento copie al mese. Il procedimento della loro arte sarebbe molto difficile e spiegare, ma tanti altri poi l’hanno imparato, e si tratta di una straordinaria invenzione››.
Coincidenza cronologica: un cardinale difende i libri dal punto di vista dei manufatti, di esemplare unico che solo i più ricchi potevano avere; Gaspare fa un elogio della stampa, colpito dall’efficacia e dalla rapidità con la quale venivano pubblicati i libri, l’uno dietro l’altro.
Non si sa esattamente quando il tedesco Gutenberg inventò la stampa a caratteri mobili (metallici), tra il 1438/39.
1452-1455 - in questi tre anni, Gutenberg stampa la bibbia, nota come la “Bibbia delle 42 righe” (era stampata su due colonne ognuna di 42 righe) o “Bibbia di Magonza”. Riproduce il carattere e l’eleganza del manoscritto.

LETTERATURA ITALIANA AUTORI PIU' IMPORTANTI

In tre anni, un monaco amanuense riusciva a malapena a riprodurre una Bibbia, Gutenberg ne stampa 180. Umberto Eco dice che la Bibbia è il sogno di ogni bibliofilo. Sopravvivono 40 esemplari. L’ultimo esemplare è stato venduto ad un’asta nel 1994 e l’ha comprato Bill Gates pe una cifra superiore ai 10 milioni di dollari. Ce ne sono due nella Biblioteca Vaticana, la maggior parte sono in Germania. La Bibbia di Gutenberg è la cosiddetta “Vulgata”: versione in latino fatta da san Girolamo. La scelta della Bibbia è ovvia: La Bibbia è il primo grande libro. Ma sull’invenzione della stampa gli europei erano stati preceduti dai cinesi, un alchimista che fabbricò dei caratteri mobili in terracotta tra 1040/50. Ma anche i caratteri piombo furono inventati dai coreani.
Per una regione di mercato, in Europa, durante il Medioevo la domanda di libri era andata continuamente in crescendo, così era necessaria una soluzione. La domanda proveniva dalla Chiesa, dalle università, dagli istituti di istruzione, dai principi, dalle corti. A questi centri di diffusione d’istruzione si affianca un pubblico che ha imparato e vuole leggere, anche successivamente, in volgare. È un pubblico per cui nascono generi differenti: le Canzoni di Gesta, le leggende di Artù e dei cavalieri della Tavola Rotonda. Gli antichi scriptoria monastici non erano più sufficienti a rifornire un mercato così ampio e articolato, per di più il monaco era portato a commettere errori.