Giovanni Pascoli: poetica, Myricae e Canti di Castelvecchio

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Riassunto su Giovanni Pascoli: la vita, la poetica, Myricae e I canti di Castelvecchio (13 pagine formato doc)

GIOVANNI PASCOLI: RIASSUNTO

Giovanni Pascoli.

Vita. Allievo di Carducci, e suo successore alla cattedra di Bologna, nasce nel 1855, dopo la metà del secolo, a S.Mauro di Romagna: anche lui non è un cittadino. Quarto di 10 fratelli –cosa alquanto inusuale allora- suo padre era al servizio della famiglia Torlonia (era amministratore della Tenuta). Comprendere e conoscere il versante biografico del Pascoli è importante, soprattutto per capire le sue poesie.
Dal 1862 va in collegio ad Urbino, nel 1867 muore suo padre (Cfr.
“Il Ritratto” CC). Il dramma ascritto  alla morte del padre costituisce il punto d’inizio, l’archetipo da cui poi prenderà origine tutta l’intera vita del poeta (“lo sparo”). Sembra che in quell’anno, la famiglia Pascoli sia perseguitata da un’ala nera: infatti, mentre Giovanni continua la carriera accademica, una successione inesorabile di lutti costella “Il nido di Forlotti”. Tutto ciò assurge ad un’immagine sacra, quasi martirizzata: una diaspora familiare. Giovanni, nonostante ciò, pare seguire la sua strada: va a Firenze, dagli Scolopi, a frequentare il liceo classico: è qui che s’instilla tutta la cultura classica che si ritroverà nelle sue poesie. Vinta una borsa di studio, va all’università di Bologna, dove diviene allievo del Carducci. Qui, conoscerà anche Severino Ferrari. In questi anni, Pascoli si lascia andare alla sua voglia di sobillare, di protestare contro la politica. E sarà sbattuto anche in prigione, in seguito alla composizione di un’ode contro l’attentatore del Re. E’ questo il periodo del Pascoli populista, assai vivo in quegli anni, forse anche perché aveva avuto l’idea di essere stato maltrattato: abbiamo quindi un riversamento dalla sfera interiore al mondo esteriore. Coadiuvato molto dal Carducci, nel 1882 si laurea con una tesi su Alceo, in seguito diventa professore liceale a Matera: un’esperienza vissuta drasticamente.

Giovanni Pascoli: stile e poetica

GIOVANNI PASCOLI: POESIE

Non dimentica però il suo proposito principale: ricostruire il nido famigliare. Egli così va a riprendere le sorelle, Ida e Maria, che erano ospiti di alcune zie. Gli anni della “ricostruzione” sono quelli più felici, anche perché tutto sembra funzionare: lascia così Matera a si trasferisce a Livorno. Ha già iniziato anche a pubblicare qualche poesia – sui periodici e per i matrimoni. In questo periodo egli tenta di fidanzarsi, ma questo tentativo sarà osteggiato dal cerchio delle sorelle. Intanto, nel ’91 esce “Myricae”: una raccolta estremamente complicata dal punto di vista editoriale (infatti, ad ogni edizione cambiava l’ordinamento dei componimenti e ne aggiungeva di nuovi).
Pascoli entra così in contatto con gli ambienti più prestigiosi della lingua nazionale: ad esempio, “La Cronaca Bizantina”, rivista romana dove il poeta in questione conobbe D’annunzio, con cui intreccerà una frequentazione lontana (vista la loro diversità sociale).
Quando Pascoli però entra in contatto con questo aggressivo mondo letterario inizia ad avere dubbi su di sé (soprattutto, circa il suo status di poeta).
Nel frattempo, ha iniziato a vincere un concorso ad Amsterdam sulla poesia latina (svariatissime volte) e, utilizzando i molteplici premi, si compra una casetta a Castelvecchio: il traguardo del nido ricostruito. Questa idilliaca serenità, però, viene seriamente compromessa da una “catastrofe”: Ida si sposa (anche se poi si renderà conto di aver commesso un errore).

GIOVANNI PASCOLI: POETICA

E’ scontato constatare che ognuno, avvicinandosi a questo nucleo quasi irreale,  percepisce una forte, quasi opprimente, vischiosità parentelare .
In seguito, viene nominato ordinario di letteratura a Messina (cfr. “Sorella” MY) e continua a pubblicare. Escono poi i “Poemetti”, nel 1903 i “Canti di Castelvecchio” e, un anno dopo, i “Poemi Conviviali”. Altre opere saranno “Odi e Inni” e i “Carmina”.
Nel 1905, dopo aver insegnato a Pisa, arriva a conquistare il posto del Carducci: non riesce ad inserirsi però poiché l’ambiente universitario gli va stretto ed inoltre, si sente schiacciato dall’ombra del suo mostro.
Pascoli si trova così costretto a vivere con la sorella Maria: vestale del fratello, sempre pronta a cacciare via qualunque ipotetica “rivale”. Ecco perché abbiamo tutto del Pascoli, perché la sorella ha conservato tutto, se pur con qualche taglio.
Le ultime opere pascoliane sono dei libri falliti, così come la vita: un uomo teso ad essere quello che non è. E quando il Pascoli si veste di panni non suoi diventa raccapricciante, quasi comico: “La Grande Proletaria si è mossa” ne è un esempio, volta ad esaltare la tragica impresa coloniale.
Baldacci, nel suo saggio, ritiene che sia proprio lui il primo, vero, proto- fascista della nostra letteratura, in quanto risponde a delle piccole esigenze che si sono poi trasfuse nell’ideologia littoria.