Inferno: Dante e Primo Levi

Appunto inviato da alepa
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Confronto tra l'Inferno narrato da Dante nella "Divina Commedia" e quello dei lager nazisti descritti da Primo Levi nel libro "Se questo è un uomo" (1 pagine formato doc)

INFERNO: DANTE E PRIMO LEVI

Confronto tra l'inferno di Dante con l'inferno dei lager di Primo Levi in Se questo è un uomo. Credo che le differenze sostanziali siano due, chiare e precise. La prima è che l’Inferno descritto da primo Levi è realmente successo e ne abbiamo le testimonianze, invece non possiamo essere così certi se quello che narra Dante è vero, perché quello che accadrà nell’aldilà non lo sa per certo nessuno, al massimo uno se ne può fare un’idea in base al suo “credo” religioso.
La seconda è che le povere anime chiuse nei campi di concentramento non avevano nessuna colpa, se non quella di esistere, al contrario della anime dannate di Dante che erano lì apposta per scontare i loro peccati commessi nella vita terrena.
 
 

CANTO 26 INFERNO E PRIMO LEVI

Inoltre l’inferno di Dante era un “progetto Divino”, cioè proveniente direttamente da Dio , invece il i campi di concentramento erano un progetto nazista che non aveva per fortuna niente a che vedere con qualche Dio di una qualsiasi religione.
Queste persone che hanno ideato i campi di concentramento erano persone alquanto megalomani.
Forse sta qua un’analogia con Dante.
Perché secondo il mio parere lui era alquanto megalomane per poter giudicare le persone in quel modo, facendo anche dei nomi di gente del suo tempo.
 

Il confronto tra l'entrata del Purgatorio con quella dell'Inferno

DANTE NEL LAGER PRIMO LEVI

Io penso questo perché la famiglia e anche la Chiesa mi hanno sempre giustamente insegnato a non dare giudizi sugli altri.La famosa frase…”CHI GIUDICA VERRA GIUDICATO…” a me è molto cara perché non mi piace essere giudicata,ma mi piace essere accettata.
Un’altra differenza è che le anime dannate dell’Inferno di Dante devono scontare le loro pene per l’eterno.
Per fortuna i deportati dei campi di concentramento dovettero soffrire per meno tempo.