"Lassare il velo o per lo sole o per ombra" di F. Petrarca

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Saggio descrittivo sulla ballata di Francesco Petrarca "Lassare il velo o per lo sole o per ombra" (3 pagine formato doc)

La ballata1 XI del Rerum Vulgarium Fragmenta di Francesco Petrarca: Lassare il velo o per lo sole o per ombra2 tratta dell'amara constatazione da parte del poeta della conoscenza della donna amata, Laura, del sentimento che egli prova per lei.
Si pensa che essa risalga a quando il poeta risiedeva ad Avignone e che quindi il periodo coincida con una fase giovanile3.

Nella ripresa al v.3 il poeta annuncia subito l'argomento della poesia «poi che in me conosceste il gran desio».
Nel primo piede l'autore racconta che quando Laura non era a conoscenza dei suoi sentimenti vedeva «di pietade ornare il volto», cioè l'atteggiamento della donna verso di lui era gentile e il suo sguardo era pieno di cordialità; nel secondo piede Petrarca osserva come Laura abbia «l'amoroso sguardo in sé raccolto», ossia abbia negato al poeta il suo saluto, togliendogli l'oggetto che egli «più desiava». Dunque il poeta è senza «il dolce lume» degli occhi dell'amata poiché sono coperti da un velo.

Per un discorso più generale sulle ballate del poeta, se si confrontano gli schemi rimici delle ballate petrarchesche4 con gli schemi dello stesso genere ma stilnovista o dantesco5 si può notare come i primi non mutino in modo particolarmente rilevante rispetto ai secondi: la ballata di Petrarca, dunque, risulta un tipo di componimento che manca di originalità rispetto agli altri assetti metrici presenti nel Canzoniere, le quali strutture iniziali sono state modificate secondo le esigenze interpretative e secondo il gusto letterario di Petrarca. La vera innovazione nella ballata di Petrarca, come sostiene Capovilla, consiste nell'ampio uso del monosfrofismo: nove di queste, distribuite tra le Rime e le Disperse, sono composte dalla ripresa e da una sola stanza, e il numero dei versi non supera i venti6

1 Forma metrica caratterizzata da un ritornello, detto ripresa, che ha la funzione di introdurre il testo, almeno una rima del quale è ripetuta alla fine di ogni stanza, o di una stanza. La ballata può essere conclusa con una strofa uguale, nella forma, alla ripresa, detta replicazione. Pietro G. Beltrami, La metrica italiana, Bologna, il Mulino, 1991.

22 francesco petrarca, Canzoniere, a cura di Marco Santagata, Milano, Mondadori, 2004, [1994], (Meridiani)

3 vd. nota precedente.

4


 Sette ballate comprese tra le Rime: XI; XIV; LV; LIX; LXXIII; CXLIX; CCCXXIV e quattro tra le Disperse: VII; VIII; IX; XIII alle quali si possono aggiungere tre abbozzi.

5 Guido Capovilla, Le ballate del Petrarca e il codice metrico due-trecentesco, «Sì vario stile». Studi sul Canzoniere del Petrarca, Modena, Mucchi Editore, 1998, pp. 13 - 45: 38 - 40, 43.

6 Disperse: XIII, VI, VIII, IX; Rime; CCCXXIV, XI, XIV, LXIII, CXLIX, vedi Emilio Bigi, Le ballate del Petrarca, «Giornale storico della letteratura italiana», XCI, 1974, 481 - 493, pp.484.