Pascoli, D'Annunzio e le avanguardie

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Descrizione della poetica pascoliana, d'annunziana e futurista più approfondimenti relativi ai vociani e crepuscolari (10 pagine formato doc)

PASCOLI E D'ANNUNZIO

Giovanni Pascoli.

Pascoli per l’intera vita resta chiuso nel suo nido familiare, in particolare è morbosamente attaccato alle sorelle; questo mostra la sua fragilità dovuta ad un’ infanzia abbastanza traumatica che lo porta a riconoscere nel nido famigliare un porto sicuro. In più in lui è ricorrente il ricordo dei suoi morti che gli impedisce di reagire a questa sua chiusura alla vita, vedendo qualsiasi forma di reazione come un tradimento verso il nido stesso.
E’ chiaro come questa condizione impedisca a Pascoli qualsiasi rapporto con il sesso opposto ed è per questo che conduce una vita casta. Quindi nel poeta c’è un sentimento ambivalente: da una parte il desiderio di creare un proprio nido famigliare dall’altro il suo viscerale attaccamento a quello dell’infanzia. Nel “Il gelsomino notturno” è chiaro come Pascoli intenda la vita amorosa come qualcosa di proibito. Cerca, dunque, di compensare tutto ciò con l’affetto morboso delle sorelle che hanno un ruolo quasi materno. Il matrimonio di Ida fu vissuto da Pascoli come un tradimento al punto da generargli reazioni spropositate. E’ da ciò che parte il poetare morboso e tormentato di Pascoli, che a primo acchito appare assolutamente idillico e pacato.

Pascoli e D'Annunzio a confronto

PASCOLI E D'ANNUNZIO, NATURA

La visione del mondo. La crisi della matrice positivistica. La cultura di fine secolo è caratterizzata dalla crisi della scienza e questo si riflette ampiamente nelle credenze di Pascoli che ha sfiducia nel metodo scientifico inteso come strumento di conoscenza. Per lui al di la dei limiti delle conoscenze scientifiche si apre l’ignoto verso cui l’anima si protende. Tutto ciò si traduce in una fede religiosa positiva. Pascoli ha nostalgia di Dio e mai possesso, e subisce il fascino del cristianesimo in chiave morale di fraternità e non in chiave teologica. Il mondo, agli occhi di Pascoli, appare frantumato e disgregato e le sue componenti si propongono come fossero un’ immagine momentanea e non si compongono mai in un’immagine unitaria. Questo fa si che non esistano gerarchie d’ordine tra gli oggetti: ciò che è piccolo si mescola con ciò che è grande e viceversa. Di conseguenza avremo ripercussioni rispetto alle scelte logico-sintattiche, ritmiche e formali del poeta.

PARAGONE PASCOLI E D'ANNUNZIO

I simboli. L’oggetto in Pascoli ha un’importanza rilevante, ma questo non vuol dire che nella sua poesia vi sia un’ adesione di tipo veristico all’oggettività del dato. Infatti i dati fisici sensibili sono filtrati attraverso l’occhio del poeta. Vi è una soggettivazione del reale,caricandosi così di valenze simboliche rimandando sempre a qualcosa che è al di là, verso l’ignoto. La precisione botanica e ornitologica usata da Pascoli in realtà non rientra nel rigore della scienza positivistica, ma in quel caso il termine preciso diventa come la formula magica che permette di arrivare al cuore della realtà. Nominare le cose è come scoprirle per la prima volta: con occhi vergini. Quindi alla classificazione precisa dei termini, si accosta una percezione visionaria onirica, come se la realtà fosse sfumata. A questo punto è come se si in saturassero legami segreti tra le cose che, solo abbandonando la visione logica e positiva, si possono cogliere. Quindi la conoscenza del reale avviene attraverso strumenti non razionali che catapultano nel cuore della realtà. Per Pascoli la sfera dell’Io si confonde con quella della realtà oggettiva, le cose acquistano una fisionomia antropomorfizzata (il gelsomino notturno, il vischio che si abbarbica all’albero da frutto …). Pascoli si colloca nella dimensione poetica decadente.