Il piacere: commento

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testo del romanzo di D'Annunzio con commento personale (8 pagine formato doc)

Il piacere: commento. Il piacere L'anno moriva asssai dolcemente.

(libro 1,cap.1) E' l'inizio del romanzo: l'ultimo giorno dell'anno che muore dolcemente con un sole che spande "non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile" sulla Roma elegante e aristocratica di fine 800. Dopo la rapida carrellata l'attenzione si delimita alle stanze di Palazzi Zuccari dove Andrea Sperelli attende una visita di Elena, ma l'incontro subito differito da una analessi che sposta l'azione a due anni prima, al momento della partenza di Elena. L'anno moriva, assai dolcemente.


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Il sole di San Silvestro spandeva non so che tepor velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel ciel di Roma. Tutte le vie erano popolose come nelle domeniche di maggio. Su la piazza Barberini, su la piazza di Spagna una moltitudine di vetture passava in corsa traversando; e dalle due piazze il romorio confuso e continuo, salendo alla Trinit?e' Monti, alla via Sistina, giungeva fin nelle stanze del palazzo Zuccari, attenuato.

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Le stanze andavansi empiendo a poco a poco del profumo ch'esalavan n?asi i fiori freschi. Le rose folte e larghe stavano immerse in certe coppe di cristallo che si levavan sottili da una specie di stelo dorato slargandosi in guisa d'un giglio adamantino, a similitudine di quelle che sorgon dietro la Vergine nel tondo di Sandro Botticelli alla Galleria Borghese. Nessuna altra forma di coppa eguaglia in eleganza tal forma: i fiori entro quella prigione diafana paion quasi spiritualizzarsi e meglio dare immagine di una religiosa o amorosa offerta.