I poeti comico-realistici

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Note di letteratura italiana su un modello poetico dell'Italia del Duecento (3 pagine formato pdf)

I POETI COMICO-REALISTICI

CONTRO IL GUSTO ARISTOCRATICO DELLA LIRICA CORTESE:


Nel secondo Duecento la civiltà comunale toscana fece da sfondo ad un esperimento poetico che nasceva dallo stesso ambito culturale della poesia dei Siculo-toscani e dello Stilnovo, ma che era stilisticamente di segno opposto.
Si tratta della POESIA COMICO-REALISTICA, altrimenti detta BURLESCA, GIOCOSA O BORGHESE, che nacque proprio IN OPPOSIZIONE AL GUSTO ARISTOCRATICO DELLA LIRICA CORTESE.
Suoi caratteri specifici sono, infatti, lo STILE MEDIO, COLLOQUIALE, “COMICO” e l’ATTENZIONE AI PICCOLI AVVENIMENTI DELLA REALTA’ QUOTIDIANA E CONCRETA. I poeti “comici” tracciano nei loro testi un quadro minuzioso del mondo comunale, e ritraggono in modo realistico personaggi, costumi e aspetti di vita della borghesia e del popolo minuto.
Questo non significa che la poesia comico-realistica sia la diretta espressione culturale delle classi sociali non aristocratiche.

La poesia comico-realistica ha avuto rappresentanti in tutte le realtà locali della Toscana del tardo Duecento: FIRENZE, ma soprattutto SIENA, e ancora AREZZO e LUCCA. Il panorama si sarebbe allargato nel corso del Trecento, a comprendere Perugia, il Veneto (e in particolare Treviso) e Roma.

L’estensione cronologica del fenomeno fu ampia quanto quella geografica, poiché del movimento fecero parte a pieno titolo una ventina di poeti attivi tra la metà del XIII secolo e la metà del successivo.

GLI ESORDI: RUSTICO FILIPPI:


Della vita di RUSTICO FILIPPI abbiamo solo notizie indirette, in base alle quali si può datare al periodo 1260-90 la sua attività di rimatore. Nella sua produzione le due maniere poetiche, quella aulica di argomento amoroso, e quella comico-realistica, sono rappresentate in misura esattamente eguale e risultano complementari l’una all’altra. Dal repertorio della lirica egli desunse un numero limitato di temi, di preferenza i temi del dolore e del pianto, che rielaborò in chiave di malinconica dolcezza, con una accentuazione della tonalità elegiaca.