La polemica tra classicisti e romantici in Italia: saggio breve

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Sagggio breve sulla polemica classico-romantica in Italia, Madame de Stael, Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni (2 pagine formato doc)

LA POLEMICA TRA CLASSICISTI E ROMANTICI: MADAME DE STAEL

La polemica tra classicisti e romantici in Italia.

L’avvio del dibattito e l’articolo De l’Allemagne di Madame de Staël. La posizione dei classicisti (e di Leopardi). La posizione dei romantici.
L’avvio del dibattito e l’articolo De l’Allemagne di Madame de Staël. L’avvio della discussione fra classicisti e romantici è dato dalla pubblicazione di un articolo di Madame de Staël sulla «Biblioteca italiana» nel gennaio 1816, intitolato Sulla maniera e l’utilità delle traduzioni. Madame de Staël aveva da poco pubblicato il libro De l’Allemagne[1] (1813), con il quale aveva introdotto nei paesi latini le nuove teorie estetiche del Romanticismo provenienti dalla cultura tedesca.

Polemica classico romantica: riassunto

DIBATTITO CLASSICISTI E ROMANTICI LEOPARDI

Nel suo articolo prendeva di mira il gusto dell’erudizione e l’amore per la mitologia del mondo classicista italiano, la scarsa conoscenza degli autori stranieri (e di Shakespeare in particolare) nel nostro paese, l’estraneità della nostra letteratura al dibattito letterario europeo; e auspicava uno svecchiamento e un rinnovamento da compiersi anche con la traduzione delle opere moderne dei paesi stranieri, inglesi e tedesche in particolare. Risposero polemicamente alla Staël i classicisti (dapprima Pietro Giordani, poi il giovane Leopardi), mentre la difesero Ludovico di Breme, Pietro Borsieri, Giovanni Berchet, Ermes Visconti. Anzi, i primi “manifesti romantici” nacquero proprio in questa occasione, nel 1816: si tratta del saggio di Ludovico di Breme intitolato Intorno all’ingiustizia di alcuni giudizi letterari italiani, dello scritto di Pietro Borsieri Avventure letterarie di un giorno o consigli di un galantuomo a vari scrittori e di quello di Giovanni Berchet intitolato Sul «Cacciatore feroce» e sulla «Eleonora» di Goffredo Augusto Bürger.

LA POLEMICA TRA CLASSICISTI E ROMANTICI: SAGGIO BREVE

Lettera semiseria di Grisostomo al suo figliuolo. Ecco, in breve, i temi del dissenso: i classicisti sostengono l’eternità del bello, i romantici il suo carattere storico; i primi propongono l’imitazione degli autori dell’antichità, i secondi l’originalità, secondo l’esempio degli autori moderni; gli uni fanno ricorso a temi mitologici, gli altri a motivi cristiani e ad argomenti moderni e per questo più “interessanti”. Inoltre il pubblico dei classicisti è ristretto a un’élite di studiosi e di eruditi, il pubblico dei romantici è costituito dal “popolo” o dalla borghesia; la lingua degli uni è aulica e basata sulla tradizione del passato, quella degli altri è moderna e fondata sull’uso comune (La discussione sulla lingua nell’età del Romanticismo).
La posizione dei classicisti (e di Leopardi)
La reazione dei classicisti è espressa nel modo più lucido da Pietro Giordani. A chi chiede novità, come facevano i romantici, egli risponde che nel campo del bello l’appello alla novità non ha senso. In tale campo infatti non esistono progressi. Una volta raggiunto il culmine della bellezza non resta che continuare a riprodurlo; e poiché questo culmine è stato già toccato, in passato, dai classici, non è necessario produrre novità ma solo imitare i processi che hanno reso possibile tale risultato. Inoltre Giordani difende la grande tradizione letteraria italiana, erede di quella latina: nella sua difesa del classicismo è presente insomma un elemento patriottico e risorgimentale.