Plauto

Appunto inviato da soniap90
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Appunti su Plauto, commediografo latino (2 pagine formato doc)

Gli antichi lo citano comunemente come Plautus, la forma romanizzata di un cognome umbro Plotus (dalle orecchie grandi o dai piedi piatti) e almeno quest’elemento d’identificazione è certo.
Varie fonti antiche chiariscono che Plauto era nativo di Sàrsina, cittadina appenninica dell’Umbria (oggi in Romagna). Plauto non era dunque d’origine romana: non apparteneva però (diversamente da Livio Andronico) ad un’area culturale pienamente grecizzata. Si noti che Plauto era cittadino libero. La data di morte, il 184 A. C., è sicura; la data di nascita potrebbe essere fra il 255 e 250 A. C. Plauto fu autore di gran successo, immediato e postumo, e di gran prolificità.
Sembra che nel corso del II secolo circolassero qualcosa come 130 commedie legate al nome di Plauto, anche se non sappiamo quante fossero autentiche. La frase critica nella trasmissione del corpus dell’opera platina fu segnata dall’intervento di Varrone, il quale, nel De comoediis Plautinis, ritagliò nell’imponente corpus un certo numero di commedie (ventuno, quelle giunte sino a noi) sulla cui autenticità c’era un generale consenso. Molte altre commedie, fra cui alcune che Varrone stesso riteneva plautine, ma che non aggregò al gruppo delle ventuno perché il giudizio era più oscillante, continuarono ad essere lette e rappresentate nella Roma antica. Noi ne abbiamo solo titoli, e brevissimi frammenti, citazioni di tradizione indiretta: questi testi andarono perduti nella tarda antichità. Un’osservazione d’insieme sugli intrecci delle venti commedie a noi pervenute integre deve accettare, come dato fondamentale, la fortissima prevedibilità degli intrecci e dei tipi “umani” incarnati dai personaggi. Plauto tende ad usare dei prologhi espositivi che forniscono informazioni essenziali allo sviluppo della trama, a spese di qualsiasi sorpresa o colpo di scena. I personaggi in azione si possono ridurre ad un numero limitato di “tipi”, che riservano, in genere, poche sorprese: il servo astuto, il vecchio, il giovane innamorato, il lenone, il parassita, e il soldato vantone. Questi “tipi” sono inquadrati fin dai prologhi e il pubblico ha così fin dall’inizio una traccia su cui far scorrere la propria comprensione degli eventi scenici. In sostanze tutte le pièces che abbiamo riassunto i possono ridurre ad una lotta tra due antagonisti che si contendono un “bene”, quasi sempre una donna. È buona norma che il vincitore sia giovane, e che il perdente abbia in se le giustificazioni del suo essere perdente ( è un vecchio, è sposato ecc…). La forma di gran lunga preferita è quella che si è definita spesso “la commedia del servo”: la conquista del “bene” messo in gioco è delegata dal giovane ad un servo ingegnoso. Inoltre è presente un altro elemento, che non è però un personaggio: è una forza onnipresente, la Fortuna. La presenza della Fortuna ha un valore stabilizzante. Il servo ha bisogno di un alleato e anche, in fondo, di un antagonista alla sua altezza. In quasi tutte le commedie c’è uno schiavo fu