Carme di Catullo 101: traduzione, metrica e figure retoriche

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Carme di Catullo 101: spiegazione, traduzione, scansione metrica e figure retoriche (3 pagine formato doc)

CARME CATULLO 101

Carme Catullo 101.

Introduzione: Catullo ha provato per la morte del fratello un dolore molto profondo, tanto che questo tristissimo avvenimento appare come una delle esperienze centrali della sua vita sentimentale e poetica.
Nel carme 65 egli si dichiara "disfatto dal dolore" per la morte di un fratello "che gli era piu' caro della vita" e dice che la sua mente e' cosi' turbata che non puo' piu' "produrre i dolci frutti delle Muse".
Nel carme 68, Catullo dice che tutto il suo gaio gusto giovanile per l'amore e la poesia gli e' stato tolto dalla morte del fratello, e rivolgendo appassionate parole al fratello dice: "tu morendo hai spezzato la mia felicita', con te e' stata sepolta l'intera nostra casa". E in un altro passo dello stesso carme 68 Catullo lamenta che il fratello sia sepolto lontano, a Troia, che gli appare come una terra estranea, inaccessibile.
In questo carme vediamo che Catullo e' giunto alla tomba del fratello per portargli le tradizionali offerte funebri: egli dunque, probabilmente dopo il carme 68, ha avuto un'occasione per andare nella Troade.
E' molto probabile che l'occasione sia stata il viaggio in Bitinia che Catullo fece tra il 57 e il 56 al seguito di Memmio. Ma non si puo' escudere (benche' sia poco probabile) che il freatello sia morto dopo il ritorno di Catullo dalla Bitinia e che Catullo sia andato nella Troade al solo scopo di rendergli omaggio, tanto piu' che nei carmi che si riferiscono al viaggio in Bitinia, Catullo non allude mai alla morte del fratello, e anzi ha un tono gaio e sereno.

Carme 5 Catullo: analisi

SULLA TOMBA DEL FRATELLO SPIEGAZIONE

Nella letteratura greca vi era una vastissima tradizione di epigrammi funerari, sia effettivamente scolpiti sulla tomba, sia puramente letterari, ma che riproducono, con variazioni, le forme delle epigrafi reali. Ma in questo carme di Catullo no c'e' quasi nulla che derivi da questa tradizione: non si tratta di un carme che si possa immaginare scolpito su una tomba, ne ci sono notizie sulla vita e sulla morte del defunto. L'offerta al defunto, e il dialogo tra il defunto e l'offerente si trovano qualche volta nell'epigramma funerario greco, ma non sono motivi caratteristi. Catullo e' chiaro, non intende scrivere un'epigrafe al fratello, egli compone una breve elegia, una lirica personalissima, ispirata ad un preciso episodio concreto: la sua visita alla tomba lontana.
per Catullo, giunto da lontano, questa e' l'unica occasione per il colloquio con le ceneri del fratello e per il rituale omaggio: egli sente la responsabilita' del suo compito in questo momento irripetibile, ma e', nello stesso tempo, consapevole dell'inutilita' di queste offerte e di queste parole davanti all'etenita' della morte. Questo conflitto tra il bisogno di un colloquio con il defunto e l'amara consapevolezza razionale della sua impossibilita' ha reso caro questo testo a Foscolo, che lo riecheggia nel sonetto "in morte del fratrello Giovanni".

CARME CATULLO 101: TRADUZIONE

Traduzione:
Dopo aver viaggiato per molte genti e per molti mari
sono qui [giungo], fratello, per (portarti) queste misere offerte funebri,
per donarti l'ultimo dono della morte
e per parlare invano alla tua cenere muta,
dal momento che la sorte mi ha portato via te, proprio te,
ahi povero fratello indegnamente strappatomi.
Ora tuttavia, intanto, queste (offerte) che secondo l'antica usanza degli avi
ti sono state portate come triste dono funebre [per il funerale],
accetta(le), grondanti (come sono) di molto pianto fraterno [molto grondanti di pianto fraterno],
e per sempre, fratello, ti saluto, addio!

CARME 101 CATULLO METRICA

Scansione metrica:
Mùltas pèr gentès | et mùlta per aèquora vèctus
àdvenio hàs miseràs, | fràter, ad ìnferiàs,
ùt te pòstremò | donàrem mùnere mòrtis
èt mutàm nequì|quam àlloquerèr cinerèm,
quàndoquidèm | fortùna mihì | tete àbstulit ìpsum,
hèu miser ìndignè | fràter adèmpte mihì.
Nùnc tamen ìnterea haèc, | priscò quae mòre parèntum
tràdita sùnt tristì | mùnere ad ìnferiàs
àccipe fràternò | multùm manàntia flètu,
àtque in pèrpetuùm, | fràter, ave àtque valè!