Inno a Venere: analisi del testo

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Analisi dettagliata e parafrasi dell'Inno a Venere di Lucrezio (3 pagine formato doc)

INNO A VENERE: ANALISI

Inno a venere: analisi del testo.

Inno a Venere, l'amore che muove la natura. Lucrezio. Il poema si apre con questo inno a Venere genitrice, la dea dell'amore che vivifica la terra e attraverso l'istinto vitale della riproduzione assicura la continuità della natura. Ci sono state molte difficoltà per quanto riguarda l'interpretazione di questo poema; infatti, appare strano che un poeta come Lucrezio che era legato moltissimo alla filosofia epicurea(la quale affermava che gli dei non si curavano delle vicende umane), invochi la dea Venere non solo per pregarla affinché lo aiuti a scrivere bene, ma la consideri anche come una dea che interviene sempre in ogni attività.
Si è giunti alla soluzione, dato che successivamente nel poema apparirà anche la figura di Marte e dato che Lucrezio era anche un grande stimatore di Empedocle, che questi due dei siano le metafore per rappresentare l'accordo e il disaccordo, che per quest'ultimo filosofo possono essere visti rispettivamente come elemento unificatore ed elemento distruttore.

Inno a Venere: analisi

INNO A VENERE: ANALISI DEL PERIODO

1)Aeneadum genetrix, hominum divumque voluptas
alma Venus, caeli subter labentia signa
quae mare navigerum quae terras frugiferentis
concelebras per te quoniam genus omne animantum
concipitur visitque exortum lumina solis:
Parafrasi: Genitrice degli Eneadi, piacere degli uomini e degli dei, nutrice Venere, che sotto i segni trascorrenti del cielo riempi di vita il mare che porta le navi e le terre che portano le messi, poiché per opera tua ogni stirpe degli esseri viventi viene concepita e , una volta nata, contempla la luce del sole:

Inno a Venere: traduzione 1-43

INNO A VENERE: ANALISI METRICA

Analisi delle parole
AENEAUDUM GENETRIX: Lucrezio indica con questo patronimico la dea Venere con lo scopo di conferire all'opera una dimensione civile, attraverso la nomea di genitrice degli "Eneidi" e quindi, dei Romani. Questo uso di degli epiteti della divinità simboleggia la modalità dell'inno di invocazione.
HOMINUM DIVUMQUE: divum è la forma arcaica(che terminerebbe in -om) di uso poetico del genitivo divorum; lo scopo di questa scelta, oltre a indicare il suo gusto per l'arcaico, denota anche il suo interesse nei confronti dell'aspetto fonetico delle parole. Grazie a questa scelta, infatti, Lucrezio costruisce la figura dell'omoteleuto.
ALMA: l'aggetivo latino è alma dalla radice alo,"nutro", con il significato quindi di "datrice di vita"
VOLUPTAS: il significato di questa parola è "piacere", la sua radice viene dal termine greco "hedoné" cioè "ἡδονή"(il simbolo sopra la prima lettera è detto spirito aspro e può essere letto con il suono della "v" che rimanda al termine "vedoné" con il tema vel-, vol-, lo stesso di voluptas. E' il termine sintomatico del pensiero dell'opera.
III VERSO: verso parallelo:
pronome relativo + sostantivo + aggettivo, pronome relativo + sostantivo + aggettivo
Crea un forte enjambement con il IV verso.