Non omnis moriar e fons bandusiae di Orazio: traduzione e commento

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Traduzione e commento delle poesie di Orazio: non omnis moriar e fons bandusiae (2 pagine formato docx)

NON OMNIS MORIAR: TRADUZIONE E COMMENTO

Non omnis moriar.  Ho innalzato un monumento più duraturo del bronzo\ e più alto della regale maestà delle piramidi\, che né la pioggia che corrode, né il vento impetuoso\ potrà abbattere né l’interminabile corso degli anni e la fuga del tempo.\ Non morirò del tutto, anzi una gran parte di me\ eviterà la morte; per sempre\ io crescerò rinnovato dalla lode dei posteri\ finché il pontefice salirà in Campidoglio\ con la processione silenziosa delle vergini.\ Si dirà che io, dove strepita scrosciante l’Ofanto\ e dove Dauno povero d’acque regnò su popoli agresti\ da umili origini fatto potente, per primo\ ho portato a ritmi italiani la poesia eolica.\ Assumiti questo traguardo\ conquistato per tuo merito e con l’alloro di Delfi,\ Melpomene, di buon grado cingimi i capelli.\
È la poesia numero 30 del terzo libro delle Odi di Orazio.

Inizialmente aveva scritto solo tre libri e pensava di aver concluso.
In questa poesia, l’ultima del terzo libro, afferma di aver scritto un opera più duratura del bronzo e più alta delle piramidi in Egitto.
Rispetto al tempo che passa e distrugge ogni cosa, la poesia è l’unica che può rendere immortale l’uomo. Ritroviamo la funzione esternatrice della poesia. Neanche gli agenti atmosferici potranno distruggere la sua opera, l’opera d’arte non potrà essere cancellata neanche dal tempo e dall’oblio. Orazio morirà fisicamente, ma grazie alla sua poesia vivrà nel ricordo dei posteri, e nel ricordo sarà reso ogni volta giovane.

Epistole e Ars poetica di Orazio

ODE NON OMNIS MORIAR ANALISI

Poi parla dell’infanzia, lui è nato là dove strepita l’Ofanto, fiume vicino Venosa, che faceva parte dell’Apulia. Secondo la mitologia, dato che la terra era secca, il re regnava su una terra di contadini, in un paesaggio desolante, con un fiume povero d’acque. Ciò nonostante, lui è EX UMILI POTENS, cioè fiero di essere diventato potente da povero. Si dirà che il primo ad aver portato la poesia eolica in Italia.
Orazio non è stato il primo ad aver ripreso la poesia greca, c’erano infatti gli elegiaci, ma questi avevano preso dai greci la poesia alessandrina, lui invece imita le poesie liriche ( quelle dei primi poeti greci), adattandole ai ritmi italici.
Poi c’è la figura della musa Malpemone, che lo ha ispirato, e le dice che deve essere fiera per questo.
Orazio chiede di essere cinto con l’alloro delfico, caro ad Apollo.
Ci sono più soggetti con un unico verbo, che è alla terza persona singolare.
Ci sono comparativi di maggioranza con il secondo termine di paragone in ablativo.

FONS BANDUSIAE: TRADUZIONE

FONS BANDUSIAE.
O fonte di Bandusia, più lucente del cristallo,
degno di un vino dolce non senza fiori,
domani ti verrà offerto un capretto,
a cui la fronte gonfia per le corna pronte
promette sia amore sia battaglie.
Invano: infatti ti macchierà le fresche acque
di rosso sangue il rampollo del gregge ruzzante.
Non riesce a toccarti la terribile stagione della canicola bruciante,
tu offri la gradita frescura ai buoi stanchi del vomere
e alle pecore vagabonde.
Anche tu diventerai famosa tra le fonti
perché io canto gli elci che pendono
sulle rocce cave da dove
stillano le tue acque sonore.
Figure retoriche.
Splendidior vitro - paragone esprime la lucentezza della fonte
Non sine floribus (v. 2) - litote intendendo con molti fiori
vv. 4-5, vv. 14-15, vv. 15-16 - enjambements per dare una maggiore musicalità
Gelidos rubro...sanguine rivos (vv. 6-7) - chiasmo per rendere visivamente la figura del diffondersi del sangue
lascivi suboles gregis (v. 8) - perifrasi per i capretti.
Te...tu...tu (vv. 9-10-13) - anafora
Vomere (v. 11) - sineddoche per indicare l'aratro
Loquaces lymphae desiliunt tuae (vv. 15-16) - allitterazione della "l", e iperbato creano un effetto onomatopeico che riproduce lo scorrere delle acque.
Fessis tauris/ pecori vago è un chiasmo sintattico.

FONS BANDUSIAE: COMMENTO

Commento. Quest'ode canta una limpida fonte, che rende rigogliosa la natura intorno.
Ricrea il topos del locus amenus.
Non si sa se questa fonte di Bandusia fosse a Venosa o nella villa Sabina, ma comunque viene celebrata questa fonte per le sue acque cristalline e degne di vino dolce.
Orazio compose questa poesia in occasione dei fontanalia ( 13 ottobre), una festività nella quale si celebravano tutte le fonti e si svolgeva un rito nel quale si buttavano le ghirlande di fiori nelle acque e si sacrificava un animale, il cui sangue doveva sporcare quelle acque.
Parla di un capretto giovane, le cui corna appena spuntate promettevano combattimenti d’amore, ma invano, perché il capretto sarà ucciso prima del suo tempo.
Il capretto è definito “rampollo del gregge lascivo”.