Ovidio - Tristia - elegie I,1 - I,7 - IV,10

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Alcune elegie tradotte dalle lezioni della professoressa Pierini degli Innocenti all'Università di Lettere di Firenze (11 pagine formato doc)

Tristia elegia I,7

Nella elegia I,7 dei Tristia, Ovidio si rivolge ad un amico che doveva ammirarlo molto, in quanto teneva al dito un anello che portava come sigillo proprio il ritratto del poeta.
A questo amico Ovidio vuole affidare la sua opera più grande, perché a lui era impossibile tutelarla da lontano.

Versi 11-16

[mi] è gradito il tuo affetto, ma la mia maggiore immagine sono le poesie che ti affido di leggere quali esse siano, poesie che cantano le forme mutate degli uomini, poiché l'infelice fuga del padrone interruppe l'opera.

io in persona andandomene [in esilio], così come molte delle mie cose (opere), ho posto [le metamorfosi] addolorato di mia mano sul fuoco;

Il verbo mando è qui usato, in tono molto forte, anche perché è un verbo utilizzato proprio per le volontà testamentarie.

Nei versi successivi abbiamo poi la conferma del fatto che tra i testi dati alle fiamme (immagine poetica) nella sua giovinezza c'era anche quello delle Metamorfosi..