Gli Adelchi

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Prosa, analisi e commento de "Gli Adelchi" di Alessandro MAnzoni - GLI ADELCHI Coro dell'atto III - " Dagli atri ricoperti di muschio, dai Fori in rovina, dai boschi, dalle officine riarse stridenti,......" Quattro pagine (0 pagine formato doc)

GLI ADELCHI gli adelchi Coro dell'atto III Dagli atri ricoperti di muschio, dai Fori in rovina, dai boschi, dalle officine riarse stridenti, dai campi coltivati dagli schiavi, un popolo disperso si sveglia improvvisamente; tende l'orecchio, solleva la testa 5 colpito da uno strano rumore crescente.
Il coro si apre con una considerazione amara da parte del Manzoni sulla degradazione del popolo latino. Il Foro, simbolo della civiltà romana, è ormai in rovina, così come le officine dove un tempo si forgiavano le armi. Il popolo latino viene definito dal poeta come un "volgo disperso", perché non ha più nessuna consapevolezza della grandezza civile e militare degli antenati; esso è solamente un popolo schiavo, ben lontano dal riconoscere il rumore dell'appressarsi della guerra, mentre per i romani era così familiare. Dagli sguardi dubbiosi, dai volti impauriti, quale raggio di sole traluce da folte nuvole, che rivela la fiera virtù dei padri: negli sguardi, nei volti confusi ed incerti 10 si mescolano e si contrastano l'umiliazione della schiavitù con il misero orgoglio di un tempo ormai andato.
Il ritratto dei latini rivela un popolo che ha ormai perso la propria identità e le proprie radici. L'umiliazione della schiavitù contrasta con un orgoglio di una grandezza ormai passata, e per questo inutile e senza senso. Da qui emerge un accenno polemico nei confronti dei classicisti, che cercavano di far rivivere qualcosa che si allontana di molto dal presente. Il volgo si raduna voglioso di libertà, si disperde impaurito, per sentieri tortuosi, con passo incerto, fra il timore degli antichi padroni e il desiderio della loro sconfitta, avanza e si ferma di nuovo;15 e sogguarda e fissa la turba dispersa scoraggiata e confusa dei crudeli signori, che fugge dalle spade dei Franchi, che non si fermano mai. L'atteggiamento del volgo è incerto: si alternano in esso attimi in cui si desidera la libertà, succeduti dal timore nei confronti degli antichi padroni. Davanti ai loro occhi la folla dei signori Longobardi che fuggono, definita una "turba", ovvero un mucchio di persone senza anima. I "torti sentieri" stanno ad indicare l'incuria e lo stato di inciviltà al quale si è ridotta la società, in contrapposizione con le grandi strade costruite dai romani. Il volgo li vede agitati, come fiere tremanti, le rossastre criniere dritte per la paura, 20 che cercano i noti nascondigli; e qui, messo da parte l'usuale atteggiamento minaccioso, le donne superbe, con il viso pallido, guardano pensose i figli pensosi. I padroni Longobardi vengono paragonati a delle fiere braccate, che per la paura sembrano avere i loro caratteristici capelli rossastri dritti. L'agitazione pervade anche l'animo delle donne, che abbandonano l'atteggiamento da padrone e guardano preoccupate i propri figli, pensando al loro destino. E appresso ai fuggitivi, con la spada desiderosa di sangue, 25 come cani da caccia sciolti, correndo, frugando, da destra e da sinistra, arrivano i guerrieri: il vol