Il dolce stil novo

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Il Dolce Stil Novo Il Dolce Stil Novo Il Dolce stil novo rappresentò un nuovo indirizzo poetico per gli scrittori Toscani di quel tempo.
Essa non fu una scuola nel significato vero e proprio della parola, ma fu più che altro un gruppo di poeti che ricercavano un nuovo stile linguistico che doveva servire per scrivere le proprie opere. Esso si rifece alla tradizione trobadorica e come tale molto difficile e adatta a un'elitè di poche persone. Il tema centrale era l'amore e la donna, quest'ultima non era più la signora castellana alla quale bellezza si restava lontano e freddi per renderle il feudale omaggio, ma diventò una figura viva e reale e meno idealizzata. La donna veniva rappresentata come un angelo, avvolta da una luce mistica dalla quale il poeta restava colpito, innamorato e turbato, quasi come la visione della Madonna; e la donna, per mezzo dell'amore, aveva il compito di purificare e far innalzare a Dio lo spirito dell'uomo.
Un'altra caratteristica della corrente Stilnovistica fu il fatto che gli autori pensavano che per mezzo della poesia e del proprio stile riuscivano ad innalzare la propria dignità proprio perché si credeva che il sentimento d'amore poteva manifestarsi solamente in un cuore di gentile animo. I principali autori della corrente Stilnovistica furono: Guido Guinizzelli, Guido Cavalcanti, Dino Francobaldi, Lapo Gianni e Gianni Alfani. Guido Guinizzelli Guido Guinizzelli nacque a Bologna tra il 1230 e il 1240, parteggiò per i Ghibellini ma fu mandato in esilio dove morì. La sua opera più importante fu la canzone “Al cor gentil” dove ritroviamo tutti gli elementi della poesia stilnovistica. Secondo il Guinizzelli la gentilezza d'animo e l'amore coincidevano e l'uno non poteva vivere senza l'altro. Così solamente chi aveva tali doti riusciva ad innamorarsi della donna la quale lo avrebbe elevato a Dio. Così per mezzo della sua opera ci ha dato il “manifesto” della corrente poetica. Guido Cavalcanti Guido Cavalcanti nacque da una ricca e nobile famiglia fiorentina e nel 1255-1259 militò per i Guelfi bianchi, e fu perciò esiliato dove si ammalò di febbre malarica e morì. Cavalcanti nella sua poesia manifestò la propria individualità e specificità poiché sosteneva che l'amore provocato dalla donna nell'uomo era un sentimento di tormento e sofferenza che di gioia e felicità. La sua teoria emergeva subito nella sua opera più importante “Donna me prega” dove la donna diventava una figura che suscitava oltre il pensiero dell'amore, anche quello della morte. Per spiegare questa affermazione di deve sapere che lui era ateo e in quanto tale non credeva ad una seconda vita dopo la morte corporale, e quindi la donna non poteva elevarlo a Dio. Inoltre la donna faceva distrarre l'uomo dalle sue normali attività facendolo assalire da spiritelli che non lo facevano più ragionaree lo facevano sentire male. Egli inoltre scrisse una cinquantina di componimenti di vario tipo: ballate, sonetti, canzoni, past