Niccolò Machiavelli: virtù e fortuna

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Niccolò Machiavelli: Il Principe e la morale - come trattare i sudditi - i principati conquistatti con virtù e fortuna (2 pagine formato doc)

NICCOLO' MACHIAVELLI: VIRTU' E FORTUNA

Niccolò Machiavelli- Consapevole della gravità della crisi politica, militare e morale che l’Italia attraversava nel suo tempo, Machiavelli individua nel principe virtuoso il fattore determinante per la rinascita dello stato.

Se la tradizione cristiana considera la virtù come l’insieme dei valori etico-religiosi e la fortuna come ministra della provvidenza, la concezione umanistica-rinascimentale vede nella virtù l’energia realizzatrice dell’uomo e nella fortuna gli ostacoli da affrontare. La fortuna è di per sé ingannatrice: è ciò che contrasta e limita i progetti dell’uomo.  Occorre però reagire per salvare il libero arbitrio, perché la fortuna può arbitrare solo metà delle nostre azioni.

Il "Principe" espone fondamentalmente le norme che sono necessarie a un sovrano per fondare uno stato e conservarlo.
Ad esempio, Machiavelli dice che un principe deve preferire l’essere temuto all’essere amato; deve sacrificare la virtù all’interesse dello stato;
La teoria che il fine giustifica i mezzi, fu più tardi criticata e ritenuta immorale. Non è che egli non apprezzi la virtù, ma in quell’età di violenza soltanto un principe energico e senza scrupoli avrebbe potuto far dell’Italia uno stato unito e potente.

Il Principe di Machiavelli: analisi, struttura e riassunto

IL PRINCIPE, MACHIAVELLI

Il principe e la morale- Come trattare i sudditi. Comincia dal capitolo quindicesimo l’esame delle qualità spirituali del principe che costituisce il problema centrale del trattato. Machiavelli afferma in questo capitolo che un principe, per restare al potere, deve comportarsi anche in maniera non buona senza curarsi della cattiva fama derivata da questo comportamento. Infatti è inevitabile che un uomo che si vuole comportare da buono in mezzo a gente non buona vada in rovina.
 Per l’autore, un principe si deve mettere sullo stesso piano morale di chi governa. Machiavelli passa a descrivere quella che definisce verità effettuale, cioè cerca di dare una descrizione reale e non idealizzata di come un principe debba essere per acquisire e mantenere il potere.
Il primo requisito che ritiene necessario, è sì il sapere essere buono, ma soprattutto l’essere capace di non esserlo.
Elencando tutte le caratteristiche positive e negative che si potrebbero ritrovare in un uomo, Machiavelli afferma che sarebbe bello che un principe possedesse solo quelle positive, ma essendo ciò impossibile, è fondamentale che egli si guardi da quei vizi che potrebbero intaccare il suo potere.
Inoltre, è suo dovere abbracciare volontariamente quei vizi senza i quali non potrebbe salvare lo stato, perché alcuni di quelli che vengono considerati vizi potrebbero essere gli unici in grado di tenerlo ben saldo nelle sue mani.

Il diciassettesimo capitolo del libro è incentrato sulla domanda: meglio essere amati piuttosto che temuti o viceversa? Per l’autore un principe, per tenere i suoi sudditi uniti e fedeli, può essere ritenuto crudele e deve essere temuto al punto da non essere né odiato né amato. Comunque la crudeltà è indispensabile in guerra.

VIRTU' E FORTUNA, MACHIAVELLI

I principati conquistati con virtù e fortuna. Nel venticinquesimo capitolo Machiavelli adopera una similitudine per descrivere la fortuna. Essa è come un fiume che quando è in piena distrugge tutto quello che trova, ma quando è calmo gli uomini possono creare argini in modo da incanalare e domare tale forza; ma la fortuna dirige la sua furia dove sa che non sono stati creati argini per indirizzarla. Un principe, che vive fidando solo su di essa, all’improvviso può andare in rovina, questo perché la fortuna ha cambiato direzione. Quindi, per l’autore ha successo colui che si adatta ai tempi.
Machiavelli anticipa subito che per far meglio capire ciò che vuole dire a proposito dei “principati del tutto nuovi e di principe e di stato” addurrà degli antichi e famosi esempi, fra cui Mosè, anche perché, a suo dire, per raggiungere obiettivi così alti è importante seguire l’esempio di uomini abili e virtuosi, di modo che, se anche l’abilità e la virtù di chi vuole eguagliare i loro successi fosse inferiore, imitandone il metodo potrebbe per lo meno avvicinarsi il più possibile al proprio obiettivo.