Onde dorate di Giovan Battista Marino

Appunto inviato da maryloveone
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Il tema della donna intenta in occupazioni quotidiane come quella di pettinarsi compare pressoché tutte le raccolte poetiche del secolo (1 pagine formato doc)

ONDE DORATE, ANALISI DEL TESTO - Una consunta metafora petrarchista (“onde dorate” per “biondi capelli ondulati”) è trasformata da Marino in un potente strumento analogico, che svela i rapporti di segreta analogia tra la realtà comunemente percepite come distinte e lontane.

Marino sviluppa con estrema coerenza lo spunto metaforico suggerito dalla tradizione (in particolare i versi 2-6 e 9-10) in una zona ambigua, in cui ogni azione e realtà proposta può appartenere indifferentemente al campo di realtà legato all’ oggetto proprio del discorso referenziale (i capelli, il pettine, l’atto del pettinarsi) o alla zona della realtà evocata dalla metafora (le onde del mare, la navicella, il navigatore). 

 
 
In questa zona di intersezione tra i due usi linguistici ogni elemento può essere trasferito senza danno dall’una all’altra realtà. Ogni termine diventa “segno” che si carica di un doppio significato; valga per tutti l’esempio dei “flutti tremolanti e belli” del verso 5.


ONDE DORATE, METAFORE - Mentre i capelli della donna si trasformano in elementi di un vivo paesaggio marino, il paesaggio marino acquisisce i caratteri della preziosa bellezza femminile e può evocare, attraverso ulteriori passaggi metaforici, la presenza di Amore. Una complementarietà segreta lega reciprocamente i termini delle coppie proposte: è il caso, ad esempio, dell’oro e dell’avorio, accomunati dal carattere prezioso della sostanza e dal fatto di prestarsi ottimamente come attributi coloristici, adatti a connotare in senso pittorico le immagini dei capelli e del pettine, del mare e della navicella.

La riduzione degli oggetti a pure sensazioni di luce permette di smaterializzarli e di trasformarli in immagini evocative dei sensi e in segni che alludono ad altre immagini (v. 2: il pettine, che diviene una navicella color e delicatezza). Il compito de scandire il mutamento, lo sviluppo della situazione, la narrazione dell’esperienza, è affidato alle sensazioni, alla variazione della luce (dal “tremolanti”. V. 5, al “procelloso suo biondo tesoro”, v. 10, attraverso il “increspando” del v. 9). Due espressioni “forti” sul piano referenziale come “a morte gìa” (v. 11) e “moro” (v. 12) perdono parte del loro rilievo drammatico, collocante, come sono, tra le numerose metafore che le precedono e la rete fittissima di echi fonici della metafora dominante dell’ oro (dORate, v.1; avORio, vv.2 e 3; errORi, v.4; amOR, v.7; fORmarne, v.8; AUReo, v.9). il lettore interpreta automaticamente le due espressioni indicanti la morte come metafore dello smarrimento da cui è colto il poeta di fronte al movimento che trasforma ulteriormente l’immagine dei capelli della donna, scossi da un moto accelerato del pettine (“il procelloso suo biondo tesoro”, v.10) e che trasmette “agitazione” al poeta (“agitato”, v.11; il termine collega a questo punto tre campi semantici: quelli dei capelli, quello del mare e quello del cuore).

ONDE DORATE, STRUTTURA - La struttura portante del componimento è evidente nella terzina finale, laddove si crea un legame tra le realtà evocate dalle metafore lungo tutto il sonetto. Il verso conclusivo unisce, infatti, in una luminosa e preziosa veduta marina, i riflessi azzurrognoli e freddi delle bianche schiume che disegnano il contorno dello scoglio e i dorati barbagli del mare, immagini che fino a questo punto erano state affiancate solo per contrasto; le stesse, poi, continuano a rimandare rispettivamente al biancore diafano della mano della donna e al biondo dei suoi capelli.