Didone

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Introduzione allo studio di una delle figure più celebrei dell'antichità: Didone, la Regina di Cartagine (2 pagine formato doc)

Didone


Secondo le leggende Didone fu la fondatrice di Cartagine.
Era figlia di Belo, sorella di Pigmalione e sposa di Sicheo.

Su Didone sono confluite varie leggende e miti: uno di origine africana e orientale, narrato da Timeo e Giustino, e rielaborato poi da diversi poeti romani, in particolare da Virgilio.

La leggenda più antica narra la fuga di Didone da Tiro dopo la morte del padre e l'uccisione del marito da parte dal fratello Pigmalione. Didone arriva poi sulle coste dell'Africa dove fonda la città di Cartagine.
Un re africano si innamorerà di lei e Didone si suicidò per non sposarlo.

Virgilio rispetta la fuga di Didone da Tiro e la legenda della fondazione di Cartagine, ma il suicidio di Didone lo attribuisce all'amore di Didone nei confronti dell'eroe troiano Enea.

Il nome Didone, che significa "la fuggitiva", le fu attribuito dagli abitanti della terra africana in cui arrivò dopo il suo viaggio.




Il mito della fondazione di Cartagine

Didone (o Elissa o Elisha), era figlia di Belo (o Mutto), re di Tiro, sorella di Pigmalione, nipote di Sicheo (o Sicarba) e poi moglie di quest'ultimo.

Alla morte di Belo salirono al potere sia Didone sia Pigmalione: il padre infatti, prima di morire, divise il suo regno in due parti e ne diede una a ciascun figlio. Pigmalione, avido di potere, poco disposto a dividere il potere con la sorella e geloso delle ricchezze del cognato, nonché suo zio, uccise Sicarba. Didone rimase all'oscuro di questo delitto finché il marito le apparve in sonno e le rivelò la causa della sua morte. Didone, spinta dal consiglio del marito, pensò di fuggire con un gruppo di fedeli e con i tesori di Sicarba, ma non aveva le navi. Allora escogitò uno stratagemma: chiese a Pigmalione un incontro per tentare di arrivare ad un accordo e il fratello mandò navi e marinai a prenderla. Di notte, aiutata dai suoi, Didone caricò di nascosto l'oro a bordo e mise sacchi e sacchi colmi di sabbia sul ponte facendo credere che in quei sacchi fosse contenuto tutto l'oro del marito. Dopo che le navi furono salpate, Didone gemente cominciò ad invocare lo sposo assassinato, lo pregò di riprendersi l'oro del quale il fratello non era degno e, aiutata dai suoi, gettò i sacchi di sabbia in mare. Gli uomini mandati da Pigmalione allibirono e capirono che mai si sarebbero potuti presentare al cospetto del re senza il tesoro e così spiegarono le vele e fecero rotta verso Cipro, proprio come Didone aveva sperato. Qui li attese una bella sorpresa, sempre orchestrata dalla regina: ottanta belle ragazze li aspettavano sulla spiaggia e si dichiararono disposte a seguirli ovunque. Nel frattempo i marinai seppero che il tesoro era ancora a bordo e non ebbero più esitazioni: con l'oro e le ragazze erano disposti a seguire Didone nell'impresa di fondare una nuova città. Approdò sulle coste settentrionali dell'Africa, dove fu accolta benevolmente dagli abitanti di quella terra che la chiamarono "Didone", cioè "la fuggitiva". Le posero la condizione che poteva acquistare tanto terreno quanto ne potesse circondare una pelle di bue, allora astutamente la regina la fece tagliare a strisce così sottili da coprire una collina sulla quale fondò Cartagine.