La favola di Eros e Psiche

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Lucio Apuleio LA FAVOLA DI EROS E PSICHE Lucio Apuleio Ed.
DEMETRA - 1995 Tanto tempo fa, in una città, viveva una principessa bellissima. Era talmente bella che il popolo e tutti gli abitanti dei paesi vicini accorrevano per vederla, e le tributavano onori come a una seconda Venere. Nonostante questo, però, nessuno la chiedeva in moglie, mentre le sue sorelle erano già sposate. La stessa Venere si era ingelosita della bella Psiche, e così, un giorno, decretò che si sposasse con un mostro, e mandò il figlio, Eros, a vendicarla. Ma, invece di scoccare la magica freccia a suo danno, Eros la rapì. Tutti erano afflitti per la sorte della ragazza, ma non sapevano una cosa: colui che l'aveva portata con sé, l'aveva condotta nel suo castello; così, lei passava le giornate servita da degli spiriti, e trascorreva le notti assieme al suo amante sconosciuto, ma sempre al buio, senza vederlo.
Con il passare del tempo, Psiche manifestò il desiderio di rivedere le sue sorelle, e Eros acconsentì, avvertendola, però, di non ascoltare i loro suggerimenti: le disse che avrebbero cercato di convincerla a scoprire chi fosse, e che, se lo avesse fatto, lo avrebbe perso, e il figlio che aspettava, che sarebbe potuto nascere dio, sarebbe stato mortale. Infatti successe proprio questo: le sorelle, ora invidiose, volevano rovinare la sua fortuna. Dopo la prima visita, Psiche rispettò gli ordini del marito, ma dopo la seconda non poté resistere: le sorelle le avevano raccontato che lui era un serpente mostruoso, che devastava la loro città e aspettava che lei partorisse per poterla divorare insieme al bambino. Così Psiche preparò una lucerna e un pugnale, e una notte, finalmente, lo vide, mentre riposava accanto a lei. Non era un mostro, ma il dio dell'amore, dolce e bellissimo. Psiche se ne innamorò ancora di più e volle toccarlo, ma, dalla lucerna, una goccia d'olio bollente scivolò sulla spalla del giovane. Eros si svegliò, le rivolse mille improperi e la abbandonò. Per prima cosa, Psiche decise di vendicarsi delle sorelle; separatamente, fece loro credere di essere stata abbandonata perché Eros si era innamorato di loro. Così le due donne lasciarono le rispettive famiglie e si gettarono nel dirupo dove pensavano che Zefiro, il vento di Eros, le avrebbe sollevate. Dopo un lungo pellegrinaggio, e dopo avere invocato le altre dee, che però non potevano aiutarla, Psiche si consegnò a Venere, che la stava cercando, irata anche perché, ora, il figlio era a letto per curare le ferite fisiche e morali. Venere fece compiere a Psiche diverse prove, che la ragazza riuscì a superare grazie all'aiuto di piante e animali. Infine, la dea le ordinò di andare da Proserpina, regina degli inferi, a prendere uno scrigno contenente la bellezza. Psiche, ormai disperata, voleva uccidersi gettandosi da una torre, ma questa parlò, e le diede dei consigli: portare con sé due monete per pagare andata e ritorno attraverso l'Acheronte e due focacce per calmare Cerbero, non partecipare al banchet