Il passero solitario: parafrasi e analisi

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Introduzione, parafrasi ed analisi del testo della poesia di Leopardi, Il passero solitario (2 pagine formato doc)

IL PASSERO SOLITARIO: PARAFRASI E ANALISI

Il passero solitario.

La fase del pensiero di Leopardi del cosiddetto “pessimismo cosmico” si avviò con l’ideazione della lirica Il passero solitario. La lirica è imperniata sul parallelismo tra la vita del passero solitario e la vita del poeta.
Il paesaggio esterno diventa paesaggio interiore dell’anima.
Parafrasi. Nella prima strofa la commozione di chi avverte l’incanto della primavera e della giovinezza e si avvede di li lasciarla fuggire di perdere l’unica gioia della vita. Si affaccia il motivo dell’essenza della vita che fu certamente tipico del Leopardi ma che si ripete in misura minore per ogni uomo, per l’impossibilità di compenetrarsi pienamente in quella idea della giovinezza che è in ognuno.
Nella seconda strofa è posto il confronto tra il passero solitario e il poeta: come il passero vive solitario, e pensoso contempla il tripudio dei compagni, così il poeta solitario “alla campagna uscendo, rimanda ad altro tempo gioia e diletto”.

Il passero solitario: analisi, commento e figure retoriche


IL PASSERO SOLITARIO: PARAFRASI BREVE

Il tema della solitudine, uno dei più ricorrenti il Leopardi esercitò una suggestione sul poeta, continuamente vagheggiata e respinta, nei modi stessi dialettici propri di quel canto: unità cioè sempre alla proposizione di un tema opposto, quello dell’ amante compagnia, della possibilità tra gli uomini di realizzare un incontro positivo, tema che perverrà alla sua espressione più conseguente nei versi della Ginestra.
Nella terza strofa è posto il contrasto tra il poeta e il passero. La solitudine del passero deriva dal suo istinto, è figlio della natura stessa, il poeta invece rimpiangerà di vivere gettando il tempo migliore.

Il passero solitario: commento


IL PASSERO SOLITARIO: ANALISI

Analisi. Tutta la poesia è incentrata su analogie, più o meno palesi, fra il passero solitario e la vita del poeta. L’analogia più evidente è senz’altro l’esclusione dal tempo felice della primavera : come il passero trascorre solitario la stagione più bella, spandendo il suo canto per la campagna, così cantando (scrivendo versi) il poeta passa in solitudine la stagione della sua gioventù. L’armonia errante attraverso la valle è il canto del passero cui si richiama quello del poeta, anch’egli solo e vagabondo per la campagna.
La campagna diventa qui per entrambi il luogo del ritiro, dell’esclusione dalla vita festosa del paese nel clima primaverile. Il movimento del passero e del poeta è quello dell’allontanamento dallo spazio umano, per trovare rifugio in aperta campagna. I due versi iniziali recitano e pongono subito l’allontanamento del passero dal campanile che rintocca, così come più avanti il poeta dice di se : «Io solitario in questa/ remota parte alla campagna uscendo». Il campanile è il simbolo della vita sociale e civile, senza contare che in Leopardi la campana con il suo rintoccare è l’annuncio della festa imminente. In questa poesia la parola vaghezza ha il senso di desiderio necessario, di un «istinto», voluto dalla natura.