Italo Svevo

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Vita poetica e analisi dei romanzi di Italo Svevo. (8 pagg. formato word) (0 pagine formato doc)

ITALO SVEVO ITALO SVEVO (1861-1928) D'annunzio e Svevo sono quasi coetanei, tuttavia si presentano come personaggi completamente differenti: il primo, raffinato cultore dell'estetismo, attua un identità fra arte e vita, ponendo l'arte in una posizione di assoluto privilegio e, di conseguenza, lottando insistentemente contro quella perdita dell'aureola descritta da Baudelaire, al contrario Svevo concepisce l'arte come una sorta di medicina per colui che non riesce ad identificarsi a pieno con la società (l'arte serve all'inetto per riuscire a vivere), e da per scontata la perdita dei privilegi sociali dell'artista; mentre D'annunzio fa della vita un momento pubblico, per Svevo quest'ultima occupa una dimensione del tutto interiore; altra differenza: D'annunzio tende al sublime, mentre Svevo tende piuttosto all'ironico, al lievemente comico… potremmo andare avanti ancora per molto, tuttavia, nonostante le notevoli differenze, entrambi hanno rivestito un ruolo centrale all'interno della letteratura italiana: se D'annunzio è stato uno dei più grandi esponenti del decadentismo internazionale (e sicuramente il più grande in Italia), Svevo è stato lo scrittore italiano più europeo del `900, contribuendo largamente alla nascita del romanzo d'avanguardia in Italia.
Ma cerchiamo di comprenderlo meglio attraverso dei chiarimenti sulla sua vita e sulla sua poetica.
LA VITA 1861-80 Ettore Schmitz (lo pseudonimo di Italo Svevo verrà assunto a partire dal primo romanzo) nacque a Trieste il 19 dicembre 1861. La sua era una famiglia borghese benestante: il padre apparteneva alla consistente comunità ebraica triestina ed era dedito a proficue attività commerciali. Con la prospettiva di inserirsi nella fiorente economia della città, Ettore venne avviato, insieme ai fratelli Adolfo e Elio, agli studi commerciali presso il collegio di Segnitz, in Baviera. Apprese in questo modo il tedesco, ma si dedicò anche alla lettura della narrativa ottocentesca allora più in voga (Zola, Balzac, Maupassant) e conobbe la filosofia di Schopenhauer. Ultimati gli studi in Baviera, egli fece ritorno a Trieste e si iscrisse all'Istituto “Pasquale Revoltella” con lo scopo di perfezionare le proprie conoscenze nella tecnica aziendale e bancaria: tuttavia i suoi interessi letterari stentavano a conciliarsi con le materie commerciali, alle quali si era dedicato soprattutto per il volere del padre. 1880-85 Nel 1880, dopo il fallimento della ditta paterna, Schmitz ottenne un impiego nella filiale triestina della Banca “Union” di Vienna: cominciava in questo modo un lungo periodo di quasi venti anni, durante i quali egli divise le proprie energie tra la quotidianità di un lavoro ripetitivo, ma condotto con scrupolo ed estrema serietà, e gli approfondimenti letterari, la grande passione per il teatro, le collaborazioni giornalistiche, l'esperienza di un coraggioso esordio narrativo. Sono di questi anni i lunghi pomeriggi trascorsi nella Biblioteca civica alla ri