Ugo Foscolo.

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La vita e le opere principali. In particolare le Ultime lettere di Jacopo Ortis. (4 Pag - formato Word) (0 pagine formato doc)

FOSCOLO FOSCOLO Presentazione Insieme a Monti, Foscolo è stato lo scrittore più rappresentativo dell'età napoleonica.
Tutte le letterature riportano questo giudizio su Foscolo che è dovuto alla varietà degli elementi che la sua opera contiene. Infatti, essa rientra pienamente nel neoclassicismo, accoglie tutte le tendenze della poesia preromantica e contiene elementi che poi saranno tipici del romanticismo. Possiamo prendere ad esempio l'opera “le ultime lettere di Jacopo Ortis”: Jacopo è il tipico eroe romantico, figura che nel preromanticimo non era ancora ben delineata nelle sue caratteristiche. Per quanto riguarda in generale la figura di Foscolo, essa ha un duplice aspetto soprattutto ideologico.
Inizialmente Foscolo aveva sperato in una venuta di Napoleone in Italia come liberatore dal dominio dello straniero. Quando questo è accaduto ha anche scritto un'ode “A Napoleone liberatore”. Poi nel 1797 abbiamo la svolta ideologica: in quest'anno è stato stipulato il trattato di Campoformio con il quale Napoleone cedeva il veneto all'Austria. Da questo momento Foscolo è ideologicamente contrario alla politica di Napoleone e cerca di avversarlo in ogni modo anche con la composizione di opere (es. l'Aiace e alcune lettere dell'Ortis) in cui Napoleone viene delineato come un tiranno (naturalmente non in modo aperto ma comunque comprensibile). Nella vita pratica Foscolo ha fatto parte, fino all'esilio, dell'esercito napoleonico; questo può sembrare una contraddizione ma lui era convinto che avrebbe potuto operare, per convincere gli italiani a migliorare la loro condizione, solo all'interno del sistema napoleonico. Decide, in questo senso, di comporre opere per incitare gli italiani a conquistare l'indipendenza e quindi la libertà. L'idea di libertà è centrale nell'opera di Foscolo, non solo come libertà individuale, ma anche politica e quindi nazionale. Foscolo in tutta la sua vita ha sempre sperato che, come lui, gli altri intellettuali italiani e le persone che avrebbero potuto sostenere la causa italiana prendessero le armi per ottenere l'indipendenza. Questo però non è avvenuto perché la maggior parte degli intellettuali italiani erano affetti da servilismo letterario compreso Monti che era suo amico. Foscolo per non abbandonarsi a questo tipo di servilismo e mantenere così la propria autonomia, come uomo e come scrittore, ha preferito a rinunciare a tutti gli incarichi di una certa importanza che gli avrebbero assicurato economicamente una vita tranquilla. Quindi nel momento in cui Foscolo non ha potuto più mantenere in Italia questa autonomia, ha preso la via dell'esilio prima in Svizzera e poi in Inghilterra. Per quanto riguarda gli incarichi proposti a Foscolo, ricordiamo quello di professore all'università di Pavia, che è stato soppresso dal regime perché nella prolusione (discorso che apre i lavori d'insegnante) Foscolo si era rifiutato di inserire degli elogi per/a Napoleone. In quell'occasione l'amico Monti gli di