Corrispondenze e Albatro di Baudelaire: commento

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Commento sulle poesie "Corrispondenze" e "L'Albatro" di Charles Baudelaire (2 pagine formato doc)

CORRISPONDENZE E ALBATRO DI BAUDELAIRE: COMMENTO

Charles baudelaire.  “Corrispondenze” - E’ una poesia-manifesto in cui Baudelaire enuncia una determinata visione del mondo e delinea la funzione della poesia, una funzione di tipo mistico.
Le forme materiali della natura non sono che simboli di una realtà più profonda e autentica, che si colloca al di là delle cose.

Una rete di legami misteriosi unisce tutte le realtà in un’unità occulta, che l’uomo non riesce a cogliere, anche se i simboli gli suonano familiari perché corrispondono a qualcosa che giace nel profondo di ognuno.
Per riuscirci l’uomo deve rinunciare alla visione razionale e abbandonarsi alle sensazioni che, nella loro essenza non razionale, mettono in comunicazione con il profondo. Infatti, al di là delle apparenze, soggetto e oggetto non sono distinti, ma uniti in una “unità profonda e tenebrosa”. Una corrente sotterranea unisce l’inconscio e la realtà esterna. Tale legame può essere percepito dall’uomo solo con le sinestesie. La poesia non si colloca più sul piano della comunicazione logica, ma agisce a livelli più profondi, evocando analogie misteriose. Il suo linguaggio deve quindi essere allusivo, poiché la poesia deve essere una rivelazione del mistero.

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L'ALBATRO BAUDELAIRE

“L’albatros”. L’albatros, con le sue ali maestose, domina nel cielo, ma quando si posa sul suolo, proprio a causa delle ali, appare goffo e ridicolo. Così il poeta, con le grandi ali della sua superiorità spirituale, delle sue capacità intellettuali e della sua sensibilità, non viene compreso dagli uomini comuni, ma trova il proprio spazio privilegiato nell’arte.
Si delinea qui il conflitto tra l’intellettuale e il mondo borghese che è al centro della cultura ottocentesca. In una società che ha come valori fondamentali l’utile, l’interesse, la produttività, il senso pratico, e che trasforma anche l’opera d’arte in merce, l’artista, teso verso valori ideali e spirituali, appare diverso, inadatto alla vita comune. La società, considerandolo come un essere improduttivo, lo priva del prestigio di cui aveva sempre goduto, lo emargina, lo declassa, lo guarda con scherno e sospetto. Da quest’atteggiamento nasce nel poeta un senso di colpa, che lo fa sentire “maledetto”. Ma egli reagisce rovesciando il senso di colpa, assumendo la propria diversità come segno di superiorità e nobiltà e rifiutando a sua volta la gretta società borghese che non lo comprende.