Carducci e Ungaretti a confronto

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Carducci e Ungaretti di fronte alla morte dei figli: confronto tra i due poeti (3 pagine formato doc)

CARDUCCI E UNGARETTI A CONFRONTO

Carducci e Ungaretti di fronte alla morte dei figli: confronto. Carducci in Pianto Antico ed Ungaretti in Giorno per giorno evocano la morte dei rispettivi figli, scomparsi in tenera età.

Nella poesia del Carducci e nei frammenti di Ungaretti si possono individuare dei temi comuni, primo fra tutti quello del dolore paterno, inevitabile visto l’argomento trattato.
Nel testo del Carducci il dolore paterno emerge in particolare nelle ultime due quartine: ivi il poeta si definisce una pianta inutile, “percossa e inaridita”, perché ha perso il suo “estremo unico fior”, l’unica gioia della sua vita; da ciò affiora anche il tema della mancanza del figlioletto, che ora è “ne la terra fredda”, “ne la terra negra” ed ora non fa più risuonare delle sue grida festose l’orto, diventato oramai “muto” e “solingo”, dando così origine ad un senso di incolmabile vuoto.
Nei frammenti di Ungaretti il dolore paterno è strettamente associato ad una mancanza indescrivibile, avvertita come una privazione: il ricordo e la nostalgia del “volto già scomparso / ma gli occhi ancora vivi”, de “l’ingenua voce / che in corsa risuonando per le stanze / sollevava dai crucci un uomo stanco” e del “felice volto” producono nel poeta una sofferenza che nessun altro sentimento può lenire. “Come si può ch’io regga a tanta notte?” e “t’amo, t’amo, ed è un continuo schianto!” sono due versi fondamentali all’interno dei frammenti: essi evocano tutto il dolore che il poeta prova per la mancanza dell’adorato figlioletto, che con la sua scomparsa ha prodotto un vuoto incolmabile nella sua vita.

Il comune rustico di Carducci: testo, analisi, parafrasi e significato