De natura deorum di Cicerone: traduzione e analisi

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Traduzione e analisi di un passo del De natura deorum, dove si parla della filosofia epicurea e stoica (0 pagine formato doc)

DE NATURA DEORUM CICERONE: TRADUZIONE

De natura deorum di Cicerone.

Versione n. 616
“Quid Epicurus et Stoici de dis immortalibus senserint”
Senza dubbio Epicuro estirpò del tutto la superstizione dall’animo umano quando negò agli dei immortali la potenza e l’autorità.
Infatti, dicendo che la natura delle divinità è ottima ed eccellente quello stesso nega che nel dio ci sta potenza: nega ciò, poiché soprattutto è proprio della natura ottima ed eccellente.
Che cosa infatti, è migliore o cosa supera in eccellenza la benevolenza e la beneficenza?
Quando voi volete che il Dio manchi di ciò, volete che nessuno sia caro alla divinità né Dio, né uomo, che nessuno da quella sia amato, che nessuno sia apprezzato.
Così non solo accade che gli uomini vengono trascurati dagli Dei ma che gli stessi dei vengono trascurati tra loro gli uni dagli altri.
Questo meglio gli stoici  che da voi sono criticati: invero i sapienti giudicano essere amici anche dei sapienti che (loro) non conoscono, nulla infatti è più amabile della virtù; e chi raggiungerà questa, ovunque sarà tra le genti da noi sarà amato. Ma invero quanto male date, quando ponete nella debolezza, la benevolenza e la grazia infatti per trascurare la forza e la natura degli Dei, pensate che neppure gli uomini se non fossero deboli, sarebbero stati benefici e benigni.
Paradigmi irregolari
-    Tollo-sustuli-sublatum-ere
-    Vello-velli-vulsum-ere
-    Fio-factus sum-fieri          
-    Adipiscor-adeptus sum-dipisci
Analisi del periodo
1.    Epicurus…extraxit…religionem (principale) ? cum...sustulit (temporale = cum + indic.)
2.    Negat idem (principale) ? cum…dicat (causale = cum + cong.) ?natura…esse (infinitiva) esse in deo gratiam (infinitiva)             
3.    Tollit id (principale) ? quod...proprium est...naturae (causale = quod + indic.)
4.    Quid...beneficentia (principale, con est sottointeso)
5.    Cum…vultis (temp.
= cum + indic.) ? vultis (princip.) ? neminem…carum (esse sott.)
neminem…amari  qua...carere deum (infinitiva) Neminem…diligi
3 infinitive retta da “vultis”
6.    Quanto...melius (princ con est sott.) ? qui...reprehenduntur (relativa)
7.    Censent...sapientes (princ.)? ...esse amicos (infinitiva)
8.    Nihil est…amabilius (princ.) ? qui  (? adeptus erit          ? diligetur (corr. alla princ.)
? …erit gentium)
9.    Vos...datis (princ.) ? cum…ponitis (temporale = cum + indic.)
10.    Ut...omittam... (finale) ? censitis (princ.) ? ne homines…futuros...fuisse (infinitiva)
nisi...essent (concessiva).

DE NATURA DEORUM, ANALISI

Analisi sintattica
-    religio ? « superstizione ».
-    gratia ? « autorità »
-    optimus ? superlativo di bonus
-    “proprium est” ? proprium non è sottointeso, come nel gen. di pertinenza
-    qua ? nesso relativo
-    aliis alii ? procedimento sallustiano
-    ubicumque ? con gentium unico significato
Analisi stilistica
Periodare ricco di subordinate e coordinate alla principale, ma meno del solito. Riesce a superare brillantemente i problemi relativi alla povertà del lessico filosofico-morale latino, ritenendo a differenza di Lucrezio che sia una lingua sufficentemente duttile.