"Per dolcezza della nuova stagione"

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La canzone scritta da Guglielmo IX duca d’Aquitania, conte di Poitiers. Evidenzia due temi principali: il rapporto di vassallaggio accostato al rapporto amoroso e la natura in funzione dei sentimenti umani. (file .doc, 1 pag) (0 pagine formato doc)

Confronto tra ”Per la dolcezza della nuova stagione” e ”Quando vedo l'allodoletta muovere” ”Per la dolcezza della nuova stagione” La canzone evidenzia due temi principali: il rapporto di vassallaggio accostato al rapporto amoroso e la natura in funzione dei sentimenti umani.
Scritta da Guglielmo IX duca d'Aquitania, conte di Poitiers, uno dei maggiori feudatari del XII secolo, essa è divisa in cinque parti: Per la dolcezza della nuova stagione i boschi mettono le foglie e gli uccelli can­tano, ciascuno nella sua lingua, secondo la melodia del nuovo canto:' dunque è bene che ognuno si volga a ciò che più desidera. A mio parere questo primo passo è una metafora in cui la natura, in questo caso la primavera vista come la rinascita della”vita”, rappresenta l'amore e si afferma che ciò è una cosa soggettiva e, pertanto è giusto che ognuno si volga a quel che più cerca.
Dal luogo che più mi piace non mi arriva nè messaggero né messaggio, sicché il mio cuore non dorme né ride, e io non oso farmi avanti finché non sono sicu­ro che il patto è così come lo voglio. Questo verso sembra simboleggiare l'imbarazzo del narratore nei confronti di un sentimento di cui non certo di essere ricambiato, inoltre, questa “specie” di paura potrebbe voler accentuare il concetto di amore come rapporto di vassallaggio, in cui l'uomo è vassallo alla donna. Il nostro amore è come il ramo del biancospino che intirizzisce sull'albero, la not­te, nella pioggia e nel gelo, fino all'indomani, quando il sole si diffonde attraverso il verde fogliame sul ramoscello. La natura è utilizzata come espressione figurata dell'amore tra due persone; in questo si distinguono momenti di gioia e altri di sofferenza. La pioggia e il gelo, come elementi negativi, si contrappongono alla luce e alla primavera del I punto. Ancora mi ricordo di un mattino quando ponemmo fine alla nostra guerra con un patto, e lei mi offri un dono così grande: il suo amore fedele e il suo anel­lo. Ancora mi lasci Dio vivere tanto che io possa mettere le mie mani sotto il suo mantello. I due fattori di analisi sono il rapporto di vassallaggio e l'allusione erotica: il primo da riscontrarsi nelle parole “anello, mantello”, il secondo esplicitamente enfatizzato nella seconda parte del discorso. Io infatti non bado al latino ostile di quanti cercano di separarmi dal mio Buon Vicino; perché io so come vanno le parole, quando si recita una breve formula: che alcuni si vanno vantando dell'amore, e noi ne abbiamo il pezzo e il coltello. In quest'ultimo pensiero l'autore afferma come spesso parole, seppur recitate in un latino impeccabile, possano essere false come le altre, si fanno riferimento all'investitura dei vassalli con le due parole “il pezzo e il coltello” che fanno parte della simbologia del rito.