Euripide: biografia e Le troadi

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Euripide: biografia, opere, stile e pensiero del drammaturgo greco antico; riassunto e personaggi della sua tragedia, Le troiane (o Le troadi) (17 pagine formato doc)

EURIPIDE: BIOGRAFIA

Autore.

Secondo la leggenda Euripide sarebbe nato nel giorno della battaglia di Salamina, nel 480 a.C., ma probabilmente    la nascita del tragediografo è da collocarsi nel 485/484, sebbene alcuni considerino dubbia anche questa data per il sincronismo con la prima vittoria tragica di Eschilo. Per quanto ci sia pervenuta una anonima e la biografia del peripatetico Satiro, gli aneddoti e le dicerie formulate dai suoi avversari hanno contribuito all’incertezza generale riguardo alla sua vita; i suoi genitori, Mnesarco e Clito, agiati proprietari terrieri, furono fatti passare ad esempio per un bottegaio e un’ortolana ed anche la sua vita privata non fu risparmiata: stando alle voci maligne avrebbe sposato Melito e poi Cherine ma entrambi i matrimoni non furono felici. Ricevette un’ottima istruzione dedicandosi anche alla pittura.
Ebbe a quanto pare rapporti con i sofisti e con Socrate e secondo la tradizione fu discepolo di Anassagora, Prodico e Protagora. Partecipò per la prima volta a un tragico nel 455 ma ottenne solo il coro.  La sua prima vittoria risale, secondo il Marmor Parium, al 441 ed a questa se ne aggiunsero solamente tre, o quattro, se si accetta quella, tramandata da alcune fonti, riportata dal figlio, dopo la sua morte, con la rappresentazione dell’Ifigenia in Aulide, dell’Alcmeone a Corinto e delle Baccanti.
Dunque si percepisce una notevole ostilità del pubblico ateniese nei confronti di Euripide (anche se la Pepe afferma che ciò sia solo un pregiudizio, in quanto la stessa città di Atene non gli abbia mai negato un coro per rappresentare le sue opere), dovuta, pare, all’accusa di empietà mossagli da Cleone. Tuttavia il successo di Euripide fu grande in tutta la Magna Grecia, e soprattutto presso i Siciliani, come affermano Satiro e Plutarco. Nel 408, dopo aver fatto rappresentare l’Oreste ad Atene, si recò a Pella, in Macedonia, su invito del re Archelao, che amava avere alla sua corte alti ingegni del calibro del tragico Agatone e del ditirambografo Timoteo. Lì morì nel 406 in circostanze non chiare e avvolte dalla leggenda: secondo alcuni sarebbe stato sbranato da dei cani Molossi come punizione per la sua irreligiosità e empietà, delle quali si credeva di trovare numerose e palesi prove nelle sue tragedie.

Medea di Euripide: traduzione

EURIPIDE: OPERE

OPERE. Euripide è principalmente un tragediografo e delle sue tragedie ci rimangono: Alcesti (438), Medea (431), Ippolito (428), Eraclidi (427), Eracle, Andromaca, Ecuba (ca. 420), Supplici (ca. 421), Troiane (ca. 415), Elettra (413), Elena, Ione (412), Fenicie, Ifigenia Taurica, Oreste (408), Ifigenia in Aulide, Baccanti (rappresentate postume nel 405), Reso, della cui autenticità si dubita. Possediamo anche numerosi frammenti delle tragedie perdute e un dramma satiresco, il Ciclope. Inoltre è stato da molti attribuito ad Euripide un epinicio che celebrava la vittoria olimpica di Alcibiade e un carme sepolcrale per gli Ateniesi caduti in Sicilia.

EURIPIDE: RIASSUNTO

LO STILE SPERIMENTALE. Euripide, a differenza di Eschilo e di Sofocle, che amano ripetere gli schemi delle loro tragedie ed accogliere i miti senza modificarli, crea schemi sempre nuovi e rende l'azione sempre più complessa, rimaneggiando i miti, a volte con l'introduzione di elementi di sua invenzione. La drammaturgia euripidea segue un incessante proposito di sperimentazione e tende sempre più nel tempo a privilegiare gli intrecci complessi ed elaborati con ripetuti colpi di scena.
Sotto questo profilo egli anticipa la commedia di Menandro. Il dialogo ha una funzione basilare, perché rappresenta il confronto dialettico delle volontà umane, mentre secondario nell'azione e' il ruolo del coro, che ha una funzione prevalentemente lirica. Il poeta tende a sostituire ai cori i canti degli attori. Euripide adopera, soprattutto nelle sue ultime tragedie, due mezzi tecnici, che hanno il preciso scopo di ricondurre la tragedia al mito: il prologo ed il deus ex machina. I prologhi euripidei espongono agli spettatori le novità da lui introdotte nel mito. Il deus ex machina riconduce la tragedia al mito, ma l'intervento divino rimane estraneo all'opera ed è pertanto un elemento extra tragoediam. Gli dei continuano ad essere presenti, ma rappresentano la metafora delle istituzioni sociali che l'uomo si è dato, e come tali sono posti in discussione, essendo la ragione umana lo strumento più idoneo per correggere le disfunzioni sociali. Le innovazioni formali sono funzionali ad un nuovo modo di vedere la tragedia.