Giacomo Leopardi: A Pietro Giordani, Firenze - 29 Luglio 1828

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Giacomo Leopardi Giacomo Leopardi A Pietro Giordani, Firenze - 29 Luglio 1828 TESTO ORIGINALE … perché ti confesso che questa città senza la tua presenza, mi riesce molto malinconica.
Questi viot­toli, che si chiamano strade, mi affogano; questo sudiciume. universale mi ammorba; queste donne sciocchissime, ignorantissime e superbe mi fanno ira; io non veggo altri che Vieusseux e la sua compagnia; e quando questa mi manca, come accade spesso, mi trovo come in un deserto. In fine mi comin­cia a stomacare il superbo disprezzo che si professa di ogni bello e di ogni letteratura: massimamente che non mi entra poi nel cervello che la sommità del sapere umano stia nel saper la politica e la statistica, Anzi, considerando filosoficamente l'inutilità quasi perfetta degli studi fatti dall'età di Solone in poi per ottenere la perfezione degli stati civili e la felicità dei .popoli, Mi vie­ne un poco da ridere di questo furore di calcoli e di arzgogoli politici e legi­slativi; e umilmente domando se la felicità dei popoli si può dare senza la fe­licità degl'individui. I quali sono condannati alla infelicità dalla natura, e non dagli uomini nè dal caso: e per conforto di questa infelicità inevitabile mi pare che vagliano sopra ogni cosa gli studi del bello, gli affetti, le immaginazioni, le illusioni.
Così avviene che il dilettevole mi pare utile sopra tutti gli utili, e la letteratura utile più veramente e certamente di tutte queste di­scipline secchissime PARAFRASI …perché voglio dirti che la città senza di te, mi sembra tristissima. I vicoli detti “strade”, mi soffocano; questo sudiciume generale mi fa ammalare; provo una grande rabbia nei confronti di queste donne prive di senno, superficiali e vanitose. Frequento solo Vieusseux e quando, come si verifica frequentemente, non sono con lui, mi sento solo. Quindi inizia a darmi la nausea la noncuranza della gente nei confronti del bello e della letteratura: più di ogni altra cosa poi non riesco a capire come possano gli studi della statistica e della politica essere considerati il massimo della cultura dell'uomo. Inoltre se considero da un punto di vista filosofico infruttuose le ricerche condotte dal VI sec. a.C. ad oggi per raggiungere tale mancanza di difetti della società e il bene delle persone, mi divertono queste sottigliezze politiche e giuridiche,e mi permetto di chiedere se il bene delle persone possa esistere senza il bene di ogni uomo. Destinato alla sofferenza dalla natura e non dalle persone o dalla sfortuna. E per alleviare la sofferenza cui siamo destinati, penso che valgano soprattutto l'estetica, i sentimenti, la fantasia, le chimere. Accade quindi che ciò che è piacevole mi sembra necessario più di ogni altra cosa, e la letteratura necessaria sicuramente più di tutti questi studi aridissimi.