Guido Cavalcanti

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Riassunto della novella tratta dal "Decameron" di Giovanni Boccaccio (Giornata VI, Novella IX). (1 pg - formato word) (0 pagine formato doc)

Dal "Decameron" di Giovanni Boccaccio Dal "Decameron" di Giovanni Boccaccio Giornata VI, Novella IX Guido Cavalcanti Una delle più seguite usanze della Firenze del 1300 fu quella che vedeva periodicamente riunirsi in brigate i nobili dei vari rioni della città, per poi offrirsi a turno sontuosi pranzi.
Tra queste brigate, ve n'era una che faceva capo ad un certo Betto Brunelleschi, e che aveva più volte tentato di accogliere tra i suoi componenti Guido Cavalcanti, in quanto era considerato uno dei più grandi scienziati e filosofi, e allo stesso tempo ricco uomo di mondo e abile conversatore. Ciò nonostante, egli non aveva mai preso parte ai pranzi della suddetta compagnia, e messer Betto ed i suoi compagni cominciarono a pensare che ciò avvenisse perché egli, essendo molto vicino alle idee degli epicurei, si astraesse dal mondo reale per dedicarsi unicamente ai suoi ragionamenti filosofici mirati a dimostrare l'inesistenza di Dio.
Un giorno l'allegra brigata, mentre si trovava in giro per la città a cavallo, scorse Guido che passeggiava tra i sarcofagi che decoravano allora la zona vicino al Battistero di San Giovanni: subito decisero di approfittarne per schernirlo per non essersi mai voluto unire a loro, perciò gli chiesero cosa avrebbe ottenuto se anche mai fosse riuscito a dimostrare che Dio non esisteva, ed egli rispose affermando semplicemente che in casa loro erano liberi di dire e di chiedere ciò che volevano, per poi dileguarsi velocemente tra le arche. Essi rimasero un po' sorpresi da quest'affermazione apparentemente senza senso e cominciarono a sostenere che quello strano filosofo fosse uscito di senno, ma Betto Brunelleschi, che fu l'unico ad afferare il significato di quelle parole, subito spiegò ai suoi compagnoni che in realtà erano appena stati offesi nel peggiore dei modi, poiché Cavalcanti intendeva dire che in quel luogo si trovavano a casa loro perché, rispetto ai letterati e agli scienziati come lui, loro erano ignoranti come i morti che occupavano le arche.